di Giuseppe D'Amato
Il Gazzettino, 4 agosto 2019
Una passeggiata finita male, come del resto era nell'attesa della vigilia. L'azione "Riprendiamoci il diritto di scegliere", organizzata dalle composite opposizioni, è stata bloccata sul nascere dalle unità speciali anti-sommossa, presenti in forze nel centro della capitale federale.
La manifestazione non era stata concordata ed autorizzata, come lo stesso era avvenuto sabato 27 luglio, quando su circa 15 mila partecipanti oltre 1.500 persone erano state fermate e portate per l'identificazione alle stazioni di polizia. Ieri, prima ancora che iniziasse la passeggiata lungo il cosiddetto anello dei giardini, è stata detenuta Ljubov Sobol, l'ultimo capo della protesta a piede libero. Gli altri, al momento, sono dietro le sbarre.
Il taxi su cui la donna viaggiava è stato intercettato da una pattuglia della polizia. Avvocato, nota blogger, candidata non registrata alle prossime elezioni municipali dell'8 settembre, la Sobol è in sciopero della fame da 21 giorni. "Le autorità aveva lei detto in un'intervista prima del fermo stanno facendo di tutto per intimidire l'opposizione. Ecco perché oggi è importante mostrare che i moscoviti non sono impauriti dalle provocazioni e sono pronti a continuare a difendere i loro diritti".
Il nocciolo del contendere è che 17 candidati, tutti appartenenti alle opposizioni, non sono stati registrati dalla Commissione elettorale che ha giustificato la propria decisione per delle irregolarità. Da quel momento sono iniziate le proteste, che ogni sabato portano per strada migliaia di persone, principalmente giovani tra i 25 e i 30 anni. Il presidente Vladimir Putin ha consigliato Ella Panfilovna, responsabile della Commissione elettorale, di non ascoltare le lamentele. Le opposizioni non ci stanno e vogliono partecipare al voto a tutti i costi. Asseriscono che la loro esclusione ha una motivazione politica e che i burocrati locali temono che qualcuno, estraneo ai soliti giri, possa mettere finalmente il naso nei ricchissimi conti del Comune di Mosca.
Il fulcro della protesta è il gruppo Fbk di lotta contro la corruzione che ha come punto di riferimento il famoso blogger ed attivista, Aleksej Navalnyj, ora in carcere dopo alcune analisi cliniche seguite ad una strana allergia, causata stando ai suoi legali probabilmente da un avvelenamento.
In queste ore il Comitato di investigazione nazionale ha annunciato l'apertura di una procedura giudiziaria proprio contro Fbk per aver riciclato un miliardo di rubli (14,2 milioni di euro). Ieri gli Omon hanno fatto abbondante uso dei manganelli e della forza fisica.
I social media sono pieni di video sugli scontri. Tanti anche i messaggi registrati dai fermati all'interno dei cellulari che li conducevano alle stazioni di polizia. Non poche sono anche le denunce di fermi di persone che non c'entravano nulla con la passeggiata e che sono finite in caserma.
Alla fine della giornata, secondo il sito ovd-info, i fermati sono stati 800 sui circa 5mila manifestanti. Il centro di Mosca è tornato alla normalità soltanto alle 18 dopo che per quasi 4 ore alcune stazioni della metropolitana non erano utilizzabili. Il segnale del canale televisivo Dozhd, che trasmetteva in diretta immagini della manifestazione, ad un certo punto, è saltato.
Durante tutta la scorsa settimana si sono svolti i processi contro chi è stato fermato sabato 27 luglio: chi è finito per la prima volta davanti ad un giudice si è beccato una multa da 10 mila rubli (circa 140 euro); chi era recidivo 15 mila; gli organizzatori, chi ha avuto dei ruoli attivi nella protesta oppure chi ha fatto resistenza agli Omon ha subito una pena fino a 30 giorni di detenzione. Come ha riferito una nostra fonte alcuni processi si sono celebrati a tarda sera o di notte giusto "per prenderci ancora più in giro". Ieri per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica, i canali televisivi federali hanno trasmesso un concerto con le stelle della musica nazionale. Le partite del campionato hanno fatto il resto.










