sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Nicolò Guelfi

La Stampa, 6 settembre 2022

L’attivista russo si è rivolto al tribunale per ottenere giustizia, ma le sue condizioni a due anni dall’avvelenamento sono sempre peggiori.

Il leader dell’opposizione russa Alexei Navalny chiede giustizia contro i propri giustizieri. L’attivista, incarcerato per le sue posizioni apertamente contrarie al regime di Vladimir Putin, ha sporto denuncia al tribunale contro carcere di massima sicurezza di Melekhovola, struttura nella quale è detenuto. La motivazione: l’uomo è stato punito con tre giorni di cella d’isolamento per aver indossato un abito “sbottonato”.

A riferirlo è la testata indipendente Meduza, una delle poche a non aver ancora subito la censura di stato, che ha citato un comunicato dell’ufficio stampa del tribunale di Kovrov: “L’attore amministrativo ritiene che la violazione da lui commessa nella sua gravità e natura non corrisponda alla sanzione comminata, che l’amministrazione dell’istituto penitenziario non abbia tenuto conto delle circostanze della violazione, della personalità del condannato e del suo comportamento”

La testata ricorda inoltre che il politico e attivista ad agosto è stato mandato in una cella di punizione tre volte in due settimane, rispettivamente per tre, cinque e sette giorni. Questo dopo aver annunciato la creazione di un sindacato per detenuti e dipendenti dei centri di reclusione.

Alexei Navalny è stato arrestato nel gennaio del 2021 e incarcerato con accuse ritenute palesemente politiche da tutti gli organi terzi e le associazioni umanitarie per i diritti. Non appena rientrato a Mosca dalla Germania, dove era stato curato per un avvelenamento, (risultatogli quasi fatale) causato dalla neurotossina Novičok, attualmente in dotazione solo ai servizi segreti russi, l’oppositore è stato immediatamente messo in stato di fermo con l’accusa di aver violato l’obbligo di firma che gli era stato precedentemente comminato.

A fine maggio, il tribunale di Mosca ha confermato in appello la condanna a nove anni inflitta a marzo a Navalny in base alla quale l’oppositore è stato trasferito in un centro detentivo a “regime severo”, cosa che preoccupa molto i suoi sostenitori. La condizioni di salute dell’attivista risultano infatti precarie, l’uomo risulta dimagrito e indebolito dalla prigionia e le persone a lui vicine costantemente per la sua vita.

Il Cremlino oggi sta inasprendo sempre più la repressione contro l’opposizione: sia la rete degli uffici regionali di Navalny sia la Fondazione Anticorruzione da lui fondata sono state dichiarate “estremiste” in Russia. L’inizio del conflitto con l’Ucraina non ha fatto altro che rendere la figura di Navalny ancora più pericolosa per il regime, ma chiedere giustizia ai tribunali che lo hanno condannato risulta drammaticamente privo di speranze.