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di Anna Zafesova

La Stampa, 12 dicembre 2023

Da sei giorni nessuna notizia dell’oppositore rinchiuso nella colonia Ik-6. Alexey Navalny è sparito. L’allarme è stato lanciato ieri dai collaboratori del dissidente russo, dopo che per sei giorni non si è avuta nessuna notizia di lui. Ieri non è apparso in videocollegamento all’udienza per uno dei numerosi ricorsi che aveva sporto contro i maltrattamenti subiti nel sistema penitenziario russo. “Problemi con la fornitura di elettricità”, hanno risposto dalla IK-6, la colonia correttiva di regime severo a Melekhovo, regione di Vladimir, dove Navalny era detenuto da due anni.

Gli stessi “problemi” si erano già verificati il 7 dicembre, in occasione di un altro collegamento mancato. E il giorno dopo, i suoi avvocati hanno atteso davanti all’ingresso della prigione per un giorno intero, senza riuscire a incontrare il loro assistito. La stessa scena si era ripetuta anche nei due giorni precedenti, ma probabilmente era stata attribuita dal team di Navalny a una ennesima rappresaglia delle autorità contro il detenuto più famoso della Russia. Un mese prima, i suoi tre legali principali erano stati dichiarati “terroristi” e arrestati: un attacco che non solo ha costretto gli altri avvocati del politico a fuggire dalla Russia, ma ha mandato un segnale chiaro a chiunque avrebbe preso la sua difesa.

A Navalny vengono negate le visite e le telefonate dei familiari, le sue lettere vengono bruciate dalla censura carceraria, non riesce nemmeno a ottenere visite mediche. Gli unici due canali che Navalny aveva per comunicare qualcosa erano le visite degli avvocati (sotto l’osservazione dei secondini) e le apparizioni in videoconferenza alle udienze. Erano anche gli unici due modi per assicurarsi che fosse ancora vivo e - almeno relativamente - in salute, anche se nemmeno la videocamera sfocata che inquadrava la sua cella buia riusciva a nascondere quanto fosse dimagrito e provato.

Ora entrambi i canali di comunicazione sono stati bloccati. Una circostanza che aveva fatto temere per lo stato di salute di Navalny: la sua portavoce Kira Yarmysh ha raccontato ai giornalisti che qualche giorno fa il politico aveva perso i sensi nella sua cella. Le guardie carcerarie erano accorse immediatamente, aprendo la branda - Navalny viene rinchiuso sistematicamente nel “shizo”, la cella di punizione dove dalle 5 del mattino alle 21 di sera è vietato stendersi - e mettendo una flebo di contenuto non meglio precisato. Gli avvocati erano riusciti a incontrare il detenuto poco dopo, e sembrava in condizioni relativamente buone.

Secondo i suoi collaboratori, era svenuto per la fame: nel “shizo” è vietato consumare altro cibo che una razione intenzionalmente scarsa di minestra, e Navalny aveva raccontato di perdere mediamente 3,5 kg in 10 giorni di isolamento punitivo. Una tortura, ed è difficile cancellare il sospetto che Navalny sia improvvisamente “sparito” per non mostrare al mondo che le sue condizioni di salute sono peggiorate.

La situazione potrebbe però essere ancora più preoccupante: dopo un’altra giornata di attesa, ieri sera la direzione del carcere di Melekhovo ha comunicato agli avvocati di Navalny che “non risultava più tra i detenuti” della colonia IK-6, ha annunciato Yarmysh con un post su X. A questo punto, potrebbe essere ovunque. Molto probabilmente, ha iniziato un “etap”, il trasferimento verso un’altra prigione: può durare anche diverse settimane, da un treno per detenuti all’altro, fuori da qualunque vigilanza e senza possibilità di alcun contatto. Alla fine dell’”etap”, ci sarà un’altra prigione, dove Navalny dovrà scontare altri 19 anni per “estremismo”, in un carcere a “regime speciale” riservato agli ergastolani, dove i contatti con il mondo esterno sono ridotti al minimo. In altre parole, il dissidente è stato condannato a sparire, e il fatto che questo sia avvenuto proprio quando Putin ha annunciata la sua candidatura alle elezioni è stato definito da Leonid Volkov, ex capo della rete dei navalniani “0% di coincidenza”. Le indicazioni di voto comunicate da Navalny ai suoi sostenitori - non boicottare le urne e andare a votare “qualunque candidato che non sia Putin” - potrebbero essere l’ultima comunicazione che il nemico numero uno di Putin riuscirà a fare per molto tempo.