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di Sabato Angieri

Il Manifesto, 8 maggio 2026

La repressione al tempo di Putin Vladimir Fedorovich Yarotsky si trovava nella colonia penale di IK-9 di Khadyzhensk per aver pubblicato, nel 2022, una vignetta sul social russo VKontakte raffigurante un pittore che stava dipingendo un ritratto di Vladimir Putin in posa e con il nastro di San Giorgio (tra i simboli storici dell’esercito di Mosca e oggi accomunato all’invasione dell’Ucraina), ma sulla tela dell’artista si vedeva un pene infiocchettato con lo stesso nastro. Mentre a Venezia continua la polemica sul padiglione russo, nelle carceri che di quel Paese sono il buco nero è morto il settimo prigioniero politico dall’inizio dell’anno. Stavolta si tratta di un artista 41enne della provincia di Kuban, Vladimir Fedorovich Yarotsky. Si trovava nella colonia penale di IK-9 di Khadyzhensk e la sua colpa era di aver deriso Vladimir Putin, la sua propaganda nazionalista e militarista. La versione ufficiale delle autorità è che si è suicidato. Il che non è da escludere, ma le cause potrebbero essere le forti pressioni ricevute durante la detenzione.

Lo rivela un altro prigioniero politico, Alexander Nozdrynov, che sta scontando una pena nella stessa prigione. Secondo Nozdrynov, citato dal media SOTavision, Yarotsky si lamentava “delle pressioni da parte dell’amministrazione della colonia. Il prigioniero politico partecipava ai lavori carcerari notturni, nonostante le controindicazioni di salute. Quando ha chiesto di cambiare le sue condizioni di lavoro, l’amministrazione della colonia ha risposto che non era in sanatorio e con nuove pressioni”.

Yarotsky era in carcere per aver pubblicato, nel 2022, una vignetta sul social russo VKontakte raffigurante un pittore che stava dipingendo un ritratto di Vladimir Putin in posa e con il nastro di San Giorgio (tra i simboli storici dell’esercito di Mosca e oggi accomunato all’invasione dell’Ucraina), ma sulla tela dell’artista si vedeva un pene infiocchettato con lo stesso nastro. Sotto l’immagine aveva scritto: “Le persone intelligenti vedono che Putin sta seppellendo viva la Russia, mentre gli sciocchi sono convinti che la stia salvando”. Secondo il reato introdotto dopo l’invasione della Crimea nel 2014, il 354.1, la vignetta è stata giudicata una “profanazione dei simboli della gloria militare”. Nel settembre dello stesso anno, inoltre, Yarotsky aveva anche pubblicato un post nel quale, dicono gli inquirenti, avrebbe “diffuso informazioni inaffidabili e infondate sul numero di militari delle forze armate russe morti e dispersi in Ucraina”.

Era stato incarcerato una prima volta a fine 2023, un anno dopo era stato scarcerato e multato per 350mila rubli (circa 4mila euro), il 21 maggio 2025 è stato condannato definitivamente a 5 anni e mezzo. L’associazione Memorial l’aveva inserito nella lista dei prigionieri politici ingiustamente incarcerati. E ieri notte è morto, per aver disegnato una vignetta.