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di Fabrizio Dragosei

Corriere della Sera, 10 luglio 2024

Un tribunale russo ha emesso un mandato d’arresto per la vedova di Aleksei Navalny. Per Yulia, diventata presidente dell’Human rights foundation all’inizio di luglio, l’ordine arriva da Putin: “È un criminale di guerra. Il suo posto è in prigione”. Il marito era stato a lungo una spina nel fianco per Vladimir Putin, fino alla sua morte misteriosa in una prigione siberiana a febbraio. Lei, Yulia Navalnaya, non ha avuto il buon gusto (la prudenza?) di defilarsi e continuare la sua vita in silenzio. Così ecco che ora anche contro Yulia, che si trova all’estero, è stato spiccato un mandato di cattura dal tribunale del distretto Basmanny, famigerato per le sue decisioni. Arresto preventivo di due mesi in attesa di un eventuale processo perché fa parte di una “organizzazione estremista”. Stessa accusa che era stata lanciata contro Aleksei e che aveva portato al suo calvario.

Yulia ha subito reagito alla decisione del tribunale chiamando direttamente in causa colui che, a suo avviso, è il mandante di ogni cosa. Si è rivolta ai giornalisti di tutto il mondo: “Quando scriverete di questo fatto, non dimenticate la cosa principale. Vladimir Putin è un assassino e un criminale di guerra. Il suo posto è in prigione, e non all’Aia, in una comoda cella con tv, ma in Russia, nella stessa colonia penale e nella stessa cella di due metri per tre in cui ha ucciso Aleksei”.

Poi si è chiesta con sarcasmo come mai nel suo caso abbiano saltato la solita procedura (“prima l’etichetta di agente straniero, poi l’apertura di un procedimento penale”) e siano invece partiti subito con l’arresto. Ma perché proprio adesso il sistema repressivo russo se la prende con la moglie di colui che è stato il nemico numero uno del presidente? Già dopo la morte del marito, Yulia aveva annunciato solennemente che avrebbe continuato la battaglia per “una Russia giusta e senza Putin”. Ma pochi giorni fa, il primo luglio, c’è stato un evento che potrebbe aver messo in movimento l’apparato.

La Human rights foundation (Hrf) l’ha eletta come suo presidente al posto del campione di scacchi e dissidente russo Garry Kasparov. La Hrf, che annovera tra i fondatori il cacciatore di nazisti Elie Wiesel e il dissidente cecoslovacco Václav Havel, si occupa proprio di promuovere le libertà nei Paesi dove è più a rischio. “In questi momenti difficili”, ha detto Navalnaya accettando l’incarico, “difendere i diritti fondamentali e la libertà è cruciale come non mai”.

Un simile mandato di cattura internazionale (che nessuno in Europa eseguirà) era stato all’origine delle ultime vicissitudini di Aleksei. Lui si trovava in Germania per curarsi dopo il tentativo di avvelenamento che aveva subito in Siberia nell’agosto 2020. La magistratura chiese il suo arresto perché non si era presentato a un’udienza a Mosca. Navalny decise di tornare in patria a gennaio del 2021 e fu subito sbattuto in cella, prima con un’accusa, poi con un’altra, fino all’ultima condanna a 19 anni per la creazione di una associazione estremista e altri reati. Quindi il trasferimento in una delle peggiori colonie penali nell’Artico siberiano e poi la misteriosa morte il 16 febbraio scorso. Secondo il sito internet “Mediazona”, l’udienza della corte che ha deciso l’arresto di Yulia si è svolta nel tardo pomeriggio, senza che fosse stata annunciata preventivamente. Forse gli stessi giudici volevano farsi notare il meno possibile.