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di Lorenzo Cremonesi

Corriere della Sera, 12 febbraio 2025

Il Wsj: “Alle guardie russe è arrivato il comando di essere crudeli, con la promessa di piena impunità”. Spente le telecamere, nessuna punizione in caso di violenza eccessiva. Tra le torture più frequenti, oltre ai pestaggi, ci sarebbero privazione di sonno e cibo; concessa la sperimentazione di tecniche nuove, mentre le ferite potevano essere lasciate andare in cancrena. Le torture più frequenti sono contro i militari trovati con i tatuaggi della destra nazionalista ucraina sul corpo e specialmente i volontari reclutati nelle unità della milizia Azov.

Pestaggi continui, specie durante i trasferimenti e appena arrivati nei nuovi centri di detenzione; ma anche scariche elettriche ai genitali (dicono i testimoni); sistematica privazione del cibo e del sonno; celle gelate d’inverno dove si dorme sul nudo pavimento, o soffocanti nella calura dell’estate, quando l’acqua viene data col contagocce; ambienti sovrappopolati, oppure lunghi periodi d’isolamento in cubicoli che paiono tombe che provocano la sensazione claustrofobica di essere “sepolti vivi”. E ancora, pressioni psicologiche e indottrinamento in condizioni di privazione grave per convincerli ad arruolarsi nell’esercito russo; condizioni igieniche e sanitarie da lager: i racconti degli ucraini liberati negli scambi di prigionieri sono ripetuti e coerenti.

Le autorità ucraine denunciano sin dall’inizio della guerra. Le condanne dell’Onu e delle organizzazioni umanitarie internazionali sono state ribadite negli ultimi quasi tre anni. Ma a Kiev sono spesso gli stessi ambienti di governo e i soldati liberati a cercare di tenere i toni moderati. “Non ne parliamo troppo e non nel dettaglio per non incitare i russi ad essere ancora più crudeli con i nostri compagni rimasti in carcere. Non vorremmo che gli aguzzini si sentissero liberi di infierire”, ci dicono durante le conferenze stampa, che negli ultimi tempi sono state diverse, anche da parte di donne ex prigioniere che hanno raccontato e scritto le loro testimonianze.

L’essenza della questione comunque non cambia: sin dall’inizio dell’invasione voluta da Vladimir Putin, il regime russo applica sistematicamente torture e condizioni di detenzione particolarmente dure contro i prigionieri di guerra ucraini. Il Wall Street Journal ha raccolto le testimonianze di tre ufficiali carcerari russi che confermano ciò che gli investigatori Onu hanno già descritto nei loro rapporti come “forme diffuse e sistematiche di tortura”. Già durante le settimane inziali dell’invasione il capo delle prigioni di San Pietroburgo, generale-maggiore Igor Potapenko, impartì un ordine molto esplicito alle unità d’elite operanti nelle carceri regionali: “Siate crudeli, non abbiate pietà di loro”.

I prigionieri ucraini non avrebbero dovuto essere trattati secondo le normali procedure: non vi sarebbero stati limiti o punizioni nel caso di violenze eccessive, le telecamere obbligatorie ovunque, non sarebbero state accese nelle celle e nei luoghi degli ucraini; le guardie avrebbero avuto mano libera e sarebbero state avvicendate mensilmente. Si potevano battere i prigionieri coi metodi più dolorosi e sperimentando tecniche e materiali particolarmente “efficienti”. Le cure delle ferite sarebbero state proibite, per fare in modo che le cancrene si infettassero e degenerassero, sino a costringere i medici ad amputare.

I tre ufficiali russi, due delle forze speciali e un medico, che hanno accettato di parlare sono oggi nascosti da un programma di protezione che aiuta il lavoro dei commissari della Corte Criminale Internazionale. Alla richiesta di chiarimenti, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha replicato che le generalizzazioni contro il sistema carcerario nazionale sono infondate e invece si deve “guardare ai singoli casi particolari”. Ancora, la Corte Internazionale ha accusato il regime di Putin della deportazione di bambini ucraini in Russia e di violenze sistematiche contro i civili residenti nei territori occupati, specie dopo il febbraio 2022. “Le guardie erano sempre a viso coperto. I prigionieri potevano essere picchiati anche solo se cercavano di guardarle negli occhi. Il sistema era congegnato per mantenere l’anonimato dei carcerieri”, scrive il quotidiano americano.

Mosca aveva dato ordine di preparare intere ali delle carceri già nel marzo 2022, in attesa dell’ondata di prigionieri ucraini. Non ci si attendeva però un numero tanto alto di detenuti e soprattutto che la guerra durasse così a lungo. La violenza divenne più brutale col passare del tempo. Le tecniche per umiliare i nemici si sono affinate con gli anni. Dalle lunghe attese nudi, all’obbligo di cantare inni russi e costringerli a rilasciare false confessioni di colpa purchè la sofferenza terminasse il prima possibile. Lo shock elettrico avveniva anche durante le docce. Le guardie manganellavano giorno dopo giorno le stesse parti del corpo, impedendo la cicatrizzazione delle ferite e allargando ematomi e traumi interni. Oggi parecchi medici ucraini stanno specializzandosi negli shock post traumatici e nella cura delle conseguenze psicologiche di lungo periodo.