di Giuseppe Agliastro
La Stampa, 24 agosto 2019
Aleksey Navalny esce dal carcere e sfida subito Putin. L'oppositore russo è tornato in libertà ieri mattina dopo aver trascorso 30 giorni dietro le sbarre. Il motivo della condanna è palesemente politico: ha spronato i suoi sostenitori a manifestare in nome di elezioni libere.
La reclusione, l'ennesima per Navalny, non ha però di certo spento lo spirito battagliero del blogger anti-Putin. Anzi. Non appena messo piede fuori dal centro di detenzione, Navalny ha subito promesso che "l'onda delle proteste continuerà a crescere e il regime si pentirà di quello che ha fatto". Navalny è uscito dal carcere col sorriso sulle labbra, salutato dall'"urrà" di un gruppo di fedelissimi. Durante il periodo di detenzione ha passato 18 ore in ospedale per una misteriosa "allergia" che alcuni sospettano sia stato un avvelenamento.
Le manifestazioni in piazza È ormai da un mese e mezzo che la gente scende in piazza a Mosca contro l'esclusione dei dissidenti dalle elezioni comunali del prossimo 8 settembre. Da otto anni in Russia non si vedevano proteste così massicce. Ma la risposta delle autorità è sempre la stessa: repressione. Navalny è stato arrestato proprio per aver incitato i moscoviti a prendere parte a una di queste manifestazioni: quella del 27 luglio, poi soffocata dalla polizia a manganellate e con una caterva di arresti.
Nonostante le violenze degli agenti, gli investigatori russi hanno preso di mira i dimostranti e hanno aperto un'inchiesta per "disordini di massa". Una decina di persone è finita in carcere e rischia ora fino a otto anni di reclusione. Anche il Fondo Anticorruzione di Navalny sta avendo guai con la giustizia che puzzano di vendetta politica: i conti dell'ente sono stati infatti congelati nell'ambito di una misteriosa inchiesta per riciclaggio di denaro.
Secondo il trascinatore delle proteste, c'è un motivo ben chiaro se le autorità hanno deciso di ricorrere al pugno di ferro: "Non hanno il sostegno della gente, lo sentono e hanno paura", ha spiegato Navalny ai giornalisti fuori dal carcere. Il Cremlino - ha proseguito - cerca di strozzare il dissenso con "atti intimidatori e di terrore", e questo dimostra che siamo nella "fase finale di degrado di questo regime che si basa su menzogne e falsificazioni".
I problemi economici stanno facendo crescere il malcontento, abbattendo la popolarità di Putin. Il rating di approvazione del presidente russo resta alto, sopra il 60 per cento, ma è ormai ben lontano dall'86 per cento toccato nel 2015.









