sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Michela A.G. Iaccarino


Il Fatto Quotidiano, 7 ottobre 2021

 

Uno degli zar della letteratura russa, Lev Tolstoj, diceva che per giudicare il grado di civiltà di uno Stato bisogna visitare le sue prigioni. Quelle della Federazione di Putin sono un inferno e adesso ci sono le prove: un enorme "archivio segreto delle torture", compiute sui detenuti dalle forze di sicurezza russe, è riuscito ad arrivare oltreconfine, in Europa, e ieri tre video di un enorme repertorio dell'orrore, di 40 giga e mille filmati, sono stati diffusi dall'organizzazione per i diritti umani Gulagu.net, "No al gulag".

Legato a mani e gambe divaricate alle sbarre del letto d'ospedale del carcere, un detenuto urla a due secondini: "Cosa mi fate? Non fatelo! Voi siete brave persone!". Il video prosegue riprendendo il suo stupro con un lunghissimo tubo rosso. Quando le parole del prigioniero vengono deformate dal pianto, dallo strazio e dalle urla delle sue viscere, una guardia gli risponde: "Adesso non ti alzerai per almeno tre giorni".

Questa Guantanamo russa si trova a Saratov, la città dove scorre il fiume Volga. Un altro detenuto piegato in due, a cui sono stati legati piedi e mani allo stesso punto, viene violentato da un uomo nudo che geme. Coperto da un lenzuolo bianco che nasconde il suo volto nella stanza buia, il prigioniero è un fantasma stuprato in un silenzio assordante. Le immagini testimoniano che nelle carceri della Federazione la tortura degli operativi dell'Fsb, Servizi segreti russi, e della Fsin, Sistema penitenziario federale, è sistematica e massiva: stupri e violenze contro i prigionieri vengono esercitate per ottenere confessioni forzate che servono a dichiarare casi chiusi e fare carriera, dice l'Ong. "Che c'è suka, puttana? Chi sei tu? Tu sei nikto, nessuno".

La guardia lo dice al detenuto mentre preme la sua faccia sul pavimento con lo stivale. Ha le mani legate dietro la schiena e risponde: "Sono nessuno". I corpi nudi dei reclusi sembrano ancora più pallidi e cerulei quando vengono circondati dalle divise scure che li picchiano e urinano sulle loro facce. Disonorati nelle parti più intime, umiliati nella dignità, alcuni sono costretti a coprire genitali di altri prigionieri mentre ripetono il loro nome. Ai più fortunati vengono spaccati solo i polsi contro il muro.

Alcuni torturatori e torturati hanno già un nome, chi ha trafugato i video dell'orrore ancora no. Il whistleblower che è riuscito a trasportare all'estero le prove degli abusi, dissotterrandoli dal segreto e dall'omertà in cui sono stati compiuti, è un ex detenuto bielorusso dello stesso carcere di Saratov: le guardie hanno abusato di lui finché non hanno capito che era un programmatore e hanno cominciato a sfruttarlo per dividere in fascicoli foto e video dei supplizi. Concedendogli ingenuamente accesso ai server dei computer, l'informatico è riuscito a trasportare rocambolescamente oltre i muri delle celle le prove delle violenze, compiendo il più grande leak della storia delle prigioni della Federazione.

Rimane senza nome: la sua identità sarà svelata se gli verrà garantito l'asilo politico che ora è in attesa di ricevere dallo Stato europeo in cui si nasconde. Se i filmati non fossero stati veri, il Cremlino forse non sarebbe già stato costretto a pronunciarsi. Verranno presi "seri provvedimenti" se i video si riveleranno essere autentici, ha riferito Dmitry Peskov, portavoce del presidente Putin. Cinque ufficiali d'alto grado e il direttore del carcere di Saratov sono stati licenziati.

Il Fsin ha aperto un'indagine interna, parallela a quella aperta dalla Procura generale, "per verificare le informazioni, inquirenti sono stati inviati nella regione di Saratov dal capo della Fsin, Aleksandr Kalashnikov" ha reso noto il Sistema penitenziario. Aleksey Fedotov, a capo del dipartimento regionale, si è dimesso ed è "partito per una vacanza, da cui potrebbe non tornare più a lavoro". Vladimir Osechkin, che ha fondato l'ong Gulagu.net nel 2011 e dal 2015 non vive più in Russia, dalla Francia riferisce di avere le prove di violenze sessuali e fisiche compiute su almeno duecento prigionieri che si trovano nelle regioni di Saratov, Vladimir, Irkutsk, Belgorod, Kamchatka. Sono testimonianze non di abusi compiuti su singoli, ma di "uno schema": le carceri sono "una macchina della tortura". Mentre le immagini arrivano al Consiglio d'Europa e all'Onu, il sito dell'ong, vietato in Russia da luglio, è irraggiungibile. Colpito da un cyberattacco che, secondo il fondatore, arriva da Mosca, risulta inesistente proprio come i diritti dei galeotti slavi, i cui orrori sono stati denunciati da quello che già chiamano "lo Snowden bielorusso", in onore dell'informatico Usa a cui è stato garantito asilo proprio in Russia.