di Rosalba Castelletti
La Repubblica, 19 luglio 2022
La producer è stata rilasciata nella notte, ma è sospettata di “discredito delle forze armate”. Venerdì aveva tenuto una protesta davanti al Cremlino. “Gde Marina?”. Dov’è Marina? Ancora una volta per diverse ore non si hanno avute più notizie di Ovsjannikova, l’ex giornalista di Pervyj Kanal, Primo Canale, protagonista lo scorso marzo di una clamorosa irruzione durante il tg della sera con un poster pacifista. “È stata arrestata e le informazioni sulla sua posizione sono sconosciute”, si leggeva ieri sul suo canale Telegram accanto ad alcune foto che la ritraevano mentre due agenti la allontanavano da una bicicletta e la scortavano verso un cellulare della polizia.
Nella notte è stata Marina Ovsjannikova stessa a rassicurare: “Sono a casa. Va tutto bene. Ora so che è meglio uscire di casa con il passaporto e una valigia”. Secondo il suo avvocato, Dmitrij Zakhvatov, è stata interrogata perché sospettata di aver “screditato” l’esercito per le sue parole pronunciate la scorsa settimana davanti al tribunale di Mosca dove veniva processato l’oppositore Ilja Jashin.
Venerdì scorso Ovsjannikova aveva manifestato sulla sponda opposta della Moscova rispetto al Cremlino con un cartello in mano: “Putin è un killer e i suoi soldati fascisti. Hanno ammazzato 352 bambini. Quanti altri volete ucciderne prima di fermarvi?”.
Era successa la stessa cosa il 14 marzo. Per ore dopo il suo blitz per denunciare le “balle” della propaganda russa su quella che qui si può chiamare solo “operazione militare speciale”, di Ovsjannikova non si era saputo nulla finché non era riemersa nella stazione di polizia di Ostankino ed era stata condannata a pagare una multa da 30mila rubli (535 euro al tasso di cambio attuale) per “organizzazione di un evento pubblico non autorizzato”.
Il mondo intero aveva tirato un sospiro di sollievo. Ma molti avevano iniziato a dubitare: in tanti in Russia sono finiti in carcere per molto meno, perché Ovsjannikova se l’era cavata con così poco? Non solo: com’era stato possibile che una producer raggiungesse lo studio del tg senza essere intercettata dalle forze di sicurezza? E perché erano trascorsi ben 4 secondi prima che qualcuno interrompesse la trasmissione?
Dubbi che si erano moltiplicati quando poi il 27 marzo Ovsjannikova aveva preso parte alla trasmissione Che tempo che fa? su Rai3 lamentandosi delle sanzioni occidentali: “È la gente comune a soffrirne principalmente. Mia madre disabile non può acquistare le medicine necessarie. Mia figlia non può pagare la mensa scolastica. Non c’è zucchero sugli scaffali dei negozi, olio e prodotti per l’igiene stanno finendo”. Tanto che molti in Ucraina non hanno più avuto dubbi che la protesta di Ovsjannikova e la sua successiva intervista altro non fossero che una studiata “Psyop”, “operazione psicologica” dei servizi segreti russi per perorare in Occidente la revoca delle sanzioni.
Ovsjannikova si è sempre difesa. “In Ucraina mi odiano e mi credono una spia dell’Fsb, in Russia pensano che sia una spia britannica... Quelle frasi sulle sanzioni le ho dette prima di aver visto il massacro di Bucha, ora ho cambiato idea! Ora sono convinta che l’offensiva in Ucraina sia una responsabilità collettiva dei russi e che la comunità internazionale debba colpire la Federazione con più sanzioni di quante ne ha già approvate”, ha detto lo scorso giugno a Repubblica. E venerdì ha tenuto un picchetto di protesta contro le morti dei bambini in Ucraina per dimostrare che fa sul serio. Chissà se dopo l’ultimo arresto verrà creduta.










