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di Giuseppe Agliastro

 

La Stampa, 12 aprile 2020

 

Si è conclusa con una tragedia la rivolta scoppiata giovedì sera in un penitenziario della Siberia, forse scatenata dalle violenze di un ufficiale su un carcerato. Dopo gli scontri tra guardie e detenuti, un terribile incendio ha devastato alcuni edifici della colonia penale numero 15 di Angarsk, a circa quattromila chilometri da Mosca, e le autorità russe hanno inviato le forze speciali per riprenderne il controllo.

Ieri, sedati i disordini e domato l'incendio, nel territorio del carcere è stato scoperto il corpo senza vita di un detenuto. "È stata una morte violenta", ha spiegato il commissario per i diritti umani Viktor Ignatenko. Non è chiaro se ci siano o meno altre vittime e quanti siano i feriti. "I carcerati dicono che ci sono dei cadaveri", ha affermato l'attivista per la difesa dei diritti umani Pavel Glushenko in un video. Secondo il servizio penitenziario russo, "uno dei carcerati non ha obbedito agli ordini delle guardie e ha cominciato a imprecare. Contemporaneamente, altri detenuti si sono inflitti delle ferite".

I carcerati avrebbero rotto le telecamere di sorveglianza delle loro celle e si sarebbero tagliati le vene con le schegge di vetro, poi avrebbero aggredito un funzionario di polizia penitenziaria, finito in ospedale. Una fonte interpellata dall'agenzia giornalistica russa Interfax sostiene che alcuni detenuti hanno inscenato dei tentativi di suicidio e quando sono stati soccorsi hanno assalito gli agenti dando inizio alla rivolta.

I difensori dei diritti umani sottolineano però un aspetto ignorato dalle autorità e danno una versione diversa dell'accaduto: a scatenare la rabbia dei detenuti sarebbero state le percosse inflitte a uno di loro da un funzionario di polizia. L'attivista Pavel Glushenko racconta alla testata online Meduza che, dopo essere stato picchiato, l'uomo si è tagliato le vene per protesta e ha registrato un video in cui chiedeva di mettere fine ai soprusi delle guardie.

Gli agenti avrebbero però reagito picchiandolo una seconda volta. A quel punto altri 17 carcerati si sarebbero tagliati le vene e avrebbero sfruttato la confusione per uscire dalle celle e far scoppiare la sommossa. Sarebbero stati loro a incendiare poi le aree di lavoro del penitenziario. Nelle carceri russe si registrano spesso abusi e torture contro i detenuti. Due anni fa provocò un'ondata di indignazione un video in cui un gruppo di guardie in uniforme picchiavano un carcerato ammanettato a un tavolo.