di Riccardo Ricci
La Repubblica, 17 giugno 2024
La vicenda apre degli interrogativi sulle falle e sugli errori che hanno permesso a militanti islamisti di colpire di nuovo la Russia a soli tre mesi dall’attentato al Crocus. Gli ostaggi a Rostov sono stati rilasciati. Non ci sono vittime tra i militari”: con queste parole la direttrice di Russia Today, Margarita Simonjan, ha rassicurato il pubblico sull’esito positivo di una vicenda che per qualche ora ha tenuto con il fiato sospeso il Paese. In mattinata un gruppo di detenuti in attesa di processo, che si sono definiti membri dello Stato Islamico, ha preso in ostaggio due dipendenti di un centro di custodia cautelare della regione di Rostov sul Don. Ora, liberati gli ostaggi, le autorità dovranno interrogarsi con le falle e gli errori che hanno permesso a militanti islamisti di colpire di nuovo la Russia a soli tre mesi dall’attentato al Crocus.
Le prime informazioni sul sequestro sono apparse sul canale Baza intorno alle 9.30. Il Servizio penitenziario ha poi confermato che erano in corso trattative con i sei sequestratori, ma a distanza di un paio di ore, intorno alle 11.30 locali, i media presenti sul posto hanno riferito dell’irruzione degli agenti antisommossa, seguiti dalle ambulanze. Contemporaneamente in rete hanno iniziato a circolare video delle strade intorno al carcere, con il rumore degli spari in sottofondo e poco dopo le prime immagini offuscate dei corpi senza vita dei sequestratori.
Le indagini - Il Comitato investigativo ha immediatamente avviato indagini per far luce sulla dinamica, ma commenti e teorie sull’accaduto si sono rincorse fin dai primi minuti. Stando alle osservazioni di Eva Merkacheva, membro del Consiglio presidenziale per i diritti umani, una serie di fattori, compreso il sovraffollamento, avrebbero permesso ai sequestratori di organizzarsi.
I terroristi, ha osservato Merkacheva in un post su Telegram, hanno potuto comunicare tra loro e con i loro leader in libertà, perché “sapevano esattamente cosa fare”. “Negli ultimi 20 anni - ha ricordato l’attivista - diversi direttori del Servizio penitenziario hanno affermato che gli accusati di terrorismo dovrebbero essere tenuti separati”. Nei video pubblicati in rete, in cui si sono ripresi accanto agli ufficiali ammanettati, indossavano persino simboli dello stato Islamico, che in qualche modo sono entrati tra le pareti del centro di detenzione.
La falla nella sicurezza - Una fonte anonima dell’emittente Rtvi ha spiegato che i cellulari usati dai terroristi possono essere stati contrabbandati proprio da agenti alle prime armi e l’intera faccenda sarebbe dovuta proprio alla scarsa qualificazione e motivazione del personale: “Salari bassi, formazione minima, turnover del personale. Tutto ciò porta a quanto abbiamo visto”. Un veterano del gruppo antiterroristico Alpha, consultato dal canale Abzatz, ha osservato che nelle celle a volte entra anche personale tecnico, come operai e inservienti, che potrebbero aver fornito coltelli e manganelli usati per intimorire gli agenti penitenziari.
Curiosamente, solo una settimana fa l’amministrazione regionale del Servizio penitenziario aveva celebrato in un post su Vkontakte i successi nella gestione sicura del Centro di custodia cautelare grazie alle “moderne apparecchiature” e allo zelo del personale. Il post, scovato dalla giornalista Ksenja Sobchak, al momento risulta non più disponibile online.
Chi sono i sequestratori - Il canale Baza è riuscito a risalire all’identità di alcuni dei sei sequestratori, tre dei quali - Azamat Tsitskiev, Tamerlan Gireev e Shamil Akiev - sono stati condannati nel dicembre 2023 per coinvolgimento nell’attività dell’IS e per aver pianificato un attentato alla Corte Suprema della regione di Karachaj-Circassia. Un quarto elemento del gruppo di sequestratori è stato arrestato lo scorso anno in Inguscezia per coinvolgimento in attività terroristiche.
Il governatore dell’Inguscezia, regione di origine di quattro dei sei sequestratori, ha pubblicato un post per commentare gli avvenimenti di Rostov, che cadono in un “giorno sacro” per i musulmani. “Oggi i musulmani di tutto il mondo celebrano l’Eid al-Adha - ha ricordato Makhmud-Ali Kalimatov - Oscurarlo con tali azioni è una bestemmia”.
I collegamenti con lo Stato Islamico - Fin dal mattino i media avevano infatti ripreso i messaggi di auguri alla numerosa comunità islamica di Russa da parte delle più alte cariche dello Stato, Vladimir Putin compreso. Una tradizione vecchia quanto la Russia post sovietica che però quest’anno, dopo l’attentato di matrice islamica al Crocus, si carica di un particolare significato.
Nei primi resoconti sui fatti di Rostov, invece, le agenzie governative hanno messo in secondo piano il collegamento tra i sequestratori e lo Stato Islamico è stato tenuto in secondo piano. Secondo il canale telegram OChK Opgu, vicino alle forze dell’ordine, le autorità avrebbero tentato effettivamente un negoziato per gestire la crisi con discrezione. E c’è chi, come la politologa Ekaterina Shulman, si chiede se la Russia sia davvero immune alle recrudescenze dell’islamismo radicale. Se il “taglio dell’orecchio”, il pugno duro usato contro gli attentatori del Crocus, possa davvero dissuadere gli elementi più radicali.









