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di Rosalba Castelletti

La Repubblica, 4 luglio 2022

Dmitrij Kolker era malato di cancro ma era stato comunque messo in cella e trasferito dalla Siberia alla capitale. Gli ultimi istanti di vita racchiusi in uno scarno telegramma ai familiari: “Vi informiamo che il detenuto Dmitrij Borisovich Kolker il 2 luglio è stato trasferito nel centro medico GKB-2 dove è morto alle 2.40”.

Il noto scienziato russo è morto così: in un ospedale carcerario, lontano da famiglia e amici. Era un malato terminale: quarto stadio di cancro al pancreas. Il 29 giugno era stato ricoverato in una clinica privata di Novosibirsk. Alle sette del mattino seguente l’irruzione delle forze di polizia. Prelevato dal suo letto di ospedale, Kolker è stato trasferito in volo a Mosca dove è stato incarcerato nel famigerato centro di detenzione cautelare Lefortovo di Mosca.

“Un malato che stava per morire e che si nutriva attraverso un tubo in vena. Il procuratore dice che lì a Mosca le condizioni sono ottime, c’è anche un frigorifero. Mio padre mangia da un tubo in vena, non da un frigorifero”, aveva protestato il figlio Maksim. “Questa è una forma sofisticata di tortura. Papà non può camminare, mangiare o prendersi cura di sé”, aveva commentato la figlia Alina Mironova, condividendo alcune foto del padre scattate nel giorno del ricovero, alla vigilia dell’arresto. Un uomo scheletrico, guance scavate, ciuffi sparsi di capelli. Un fantasma di se stesso. “Il quarto stadio del cancro al pancreas è già una sentenza. Ma scontarla tra le mura di un centro di custodia cautelare senza cure mediche adeguate è la cosa peggiore che possa capitare”. In carcere Kolker non è durato neppure un paio di giorni. “L’Fsb ha ucciso mio padre. Grazie Paese mio!!!”, ha scritto ieri il figlio Maksim sul social russo VKontakte pubblicando una foto del telegramma delle autorità carcerarie. L’ultimo affronto.

Kolker, 54 anni, era un brillante scienziato: dottore in fisica e matematica, detentore di molti brevetti, era a capo del laboratorio di tecnologie ottiche quantistiche presso l’Istituto di fisica laser della filiale siberiana dell’Accademia delle scienze russe e dell’Università statale di Novosibirsk, nonché professore presso il Dipartimento di sistemi laser. Era stato condannato a due mesi di detenzione cautelare con l’accusa di “tradimento di Stato” e “spionaggio” per uno “Stato straniero”, reato punibile con vent’anni di carcere. Aveva tenuto alcune lezioni a una conferenza internazionale in Cina, dove peraltro era stato sempre accompagnato da un agente dell’Fsb ed era stato obbligato a comunicare solo in russo per evitare che diffondesse informazioni sensibili.

Lezioni che teneva regolarmente in Università. Nessun tradimento, solo un pretesto, secondo il figlio: Kolker si sarebbe rifiutato di testimoniare contro due colleghi, Sergej Bagaev e Aleksej Taichenachev, accusati di frode. Nei giorni scorsi, un altro scienziato di Novosibirsk, Anatolij Maslov, 75 anni, è stato detenuto e trasferito a Mosca con la stessa accusa. E negli ultimi cinque anni, almeno 12 impiegati della filiale siberiana dell’Accademia russa delle scienze sono stati perseguiti.

Non è una novità. In Russia gli scienziati sono regolarmente accusati di spionaggio e condannati in casi a volte molto controversi. Il caso più clamoroso è stato quello di Viktor Kudryavtsev dell’Istituto di ricerca centrale per la costruzione di macchine, avviato nel 2018: detenuto a Lefortovo per oltre un anno e poi posto agli arresti domiciliari, è morto a 77 anni nel 2021 senza mai essere stato processato. Il suo studente Roman Kovalyov, condannato per tradimento nel 2020, è morto lo scorso aprile dopo essere stato liberato perché malato di cancro.