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di Giuseppe Agliastro


La Stampa, 12 agosto 2019

 

Yegor Zhukov è un ragazzo di appena 21 anni. Per aver partecipato a una protesta anti-Putin rischia di trascorrerne ben otto dietro le sbarre. L'accusa che gli viene mossa è quella di aver preso parte a "disordini di massa" lo scorso 27 luglio: un'imputazione che persino alcuni osservatori filo-Cremlino reputano assurda.

Yegor non è l'unico finito in carcere per questa controversa inchiesta, le persone incriminate sono una dozzina, ma il suo caso è quello che ha destato più scalpore. Yegor infatti non è solo un giovane dissidente, cura anche un seguitissimo video blog con 115.000 follower nel quale prende spesso di mira Putin. È inoltre un brillante studente di Scienze Politiche della prestigiosa Scuola Superiore di Economia di Mosca e vede proprio nella politica il suo futuro.

Per questo ha tentato di candidarsi alle elezioni comunali moscovite del prossimo 8 settembre col gruppo dell'oppositore liberale Dmitry Gudkov. Non è però riuscito a raccogliere le circa 5.500 firme necessarie a sostegno della candidatura.

Il sospetto è che le autorità vedano in Yegor una minaccia e proprio per questo stiano usando il pugno di ferro contro di lui. Il blitz Nella notte tra l'1 e il 2 agosto, la polizia ha fatto irruzione nell'appartamento in cui il ragazzo vive coi genitori e il fratello. Gli agenti hanno portato via Yegor e lo hanno condotto nella sede del Comitato Investigativo, dove è stato interrogato. Poche ore dopo, il 21enne è stato trascinato in tribunale.

Un video lo mostra ammanettato e scortato dalla polizia mentre entra in aula tra gli applausi. Ha il volto stanco e assonnato. La corte ha ordinato per lui la custodia cautelare in carcere in attesa del processo.

Ormai da un mese a Mosca la gente protesta contro l'esclusione degli oppositori dalle elezioni comunali. La manifestazione del 27 luglio è stata repressa dalla polizia a manganellate e con quasi 1.400 arresti. Le autorità non indagano sui soprusi degli agenti ma sulla contestazione pacifica. Gli organizzatori rischiano fino a 15 anni di reclusione per "disordini di massa", i partecipanti, come Yegor, fino a otto. L'accusa è pesante e appare ai più infondata.

Yegor è contrario alla violenza: in un video pubblicato alcune ore prima di essere arrestato afferma che "lottare violentemente contro il regime non ha senso" ed è meglio ricorrere alla disobbedienza civile. Centinaia di persone hanno sottoscritto una lettera aperta chiedendo alla Scuola Superiore di Economia di premere per la liberazione dello studente e davanti alla centrale di polizia si svolgono ogni giorno piccoli picchetti.

"Se smettiamo di protestare - aveva detto il ragazzo nel suo ultimo video prima di finire in cella - ci attendono dolore e sofferenza. La Russia sarà libera, ma se lasceremo trionfare la paura voi ed io potremmo non esserci in quel momento".