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di Nicola Sorrentino

Il Mattino, 22 agosto 2025

Non c’è solo il problema dei droni che trasportano droga (l’ultimo intercettato dagli agenti conteneva dello stupefacente, bilancino e sim telefoniche) o delle piazze di spaccio che si creano di volta in volta nella struttura, o la violenza nelle celle e gli sforzi del personale, sempre attento e vigile ma nei numeri insufficiente. Nel carcere di Fuorni la vera bomba pronta ad esplodere è il sovraffollamento e le condizioni, connesse, dei detenuti, che si associa pericolosamente ad un rischio concreto di suicidio.

Qualche dato: 6 detenuti in una sola stanza e 3 docce a servire almeno 60 persone. Sono i numeri impietosi diffusi da una delegazione della Camera Penale di Nocera Inferiore, che l’altro ieri ha fatto visita alla Casa Circondariale di Salerno. L’iniziativa rientra in quelle promosse dall’Unione Camere Penali Italiane, per tenere alta l’attenzione sullo stato di detenzione in tutti i penitenziari italiani. I penalisti nocerini hanno aderito all’invito di fare visita ai detenuti proprio nel mese di agosto. Dopo un colloquio con il vice direttore, la dottoressa Belen Suozzo, ed il comandante della Polizia penitenziaria, dottoressa Arancio, gli avvocati hanno visitato le diverse sezioni del carcere per verificare personalmente le condizioni dei detenuti.

A conclusione del giro, in una nota diffusa al termine dell’incontro, i penalisti sottolineano che sono “visibili gli interventi effettuati nella struttura dallo scorso anno - quando per la prima volta gli avvocati nocerini hanno oltrepassato la soglia dei singoli settori del carcere - ma sempre più evidente risulta essere l’inadeguatezza dell’edificio rispetto alle esigenze della popolazione carceraria”.

Per la Camera Penale di Nocera, anche Salerno riflette il dato nazionale. Infatti, a fronte di una capienza di 390 detenuti, sono circa 600 le presenze effettive. Tradotto, si sfiora l’80% in più rispetto alla capienza attuale, come aveva già denunciato tempo fa, il segretario del sindacato della Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo. La Camera Penale sottolinea, tuttavia, la fruizione dei vari servizi programmati per i detenuti, come i corsi professionalizzanti per dare un futuro lavorativo al termine della permanenza in carcere. Insieme al Vice direttore Suozzo, supportata dal medico della struttura, la dottoressa De Chiara, i penalisti hanno toccato con mano le iniziative per la riorganizzazione del servizio di prenotazione delle visite mediche e specialistiche per i detenuti. Lo stesso si dica per il settore femminile, “unico dimensionato rispetto alla capienza. Corsi professionalizzanti ah hoc - si legge nella nota - supporto medico e psicologico, progetti culturali: più semplice la gestione e la fruizione da parte delle detenute, contenute nel numero, circa 50 in tutto”.

La delegazione - composta dal presidente e avvocato Nobile Viviano, insieme ai penalisti Arturo della Monica, Rosanna Zequila, Giovanna Ventre, Giovanna Fasanino, Fabio Annosi, Gaspare Dalia, Giovanni Pentangelo e Giacomo Morrone - vuole però portare all’esterno il messaggio delle persone che hanno incontrato. La carenza di spazio è una sofferenza corale per tutti i detenuti e i numeri, nei fatti, non rendono l’idea. “Abbiamo trovato una situazione sempre critica a causa del sovraffollamento - dice il Presidente Nobile Viviano - aggravato da una carenza strutturale ormai innegabile. I numeri ci dicono che i cambiamenti introdotti dalla Cartabia sono assolutamente fallimentari. Il sovraffollamento degli istituti di pena nel nostro Paese rappresenta il dramma nel dramma dell’estate nelle carceri italiane. Dall’inizio dell’anno ad oggi, già 55 persone detenute, di tutte le età, si sono tolte la vita. Non c’è più tempo”.