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di Viviana De Vita

Il Mattino, 24 settembre 2025

L’ispezione del garante Ciambriello riaccende i fari sulla situazione alla Casa circondariale. Trecento cinquantadue detenuti costretti a vivere senza docce in cella. Per lavarsi devono attendere il proprio turno e raggiungere quelle comuni, spesso poche per tutti, in spazi angusti e affollati. È questa la fotografia restituita ieri dal garante dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambriello, durante la visita al penitenziario di Fuorni.

Un dato che pesa come un macigno e che diventa ancora più grave all’indomani del decesso di Domenico Petrozzi, 57 anni, originario di Nocera Inferiore, stroncato da un infarto nella sezione destinata ai tossicodipendenti. “Privare degli esseri umani di un diritto fondamentale come quello di lavarsi - ha dichiarato Ciambriello - significa negare loro la dignità”. Il quadro che emerge dalla visita non si ferma alla sola carenza igienica.

Le criticità sono strutturali e diffuse: “Mancano psicologi - ha denunciato Ciambriello - mancano figure di ascolto e strumenti per prevenire fragilità e devianze. Nella provincia di Salerno, la sanità penitenziaria dovrebbe contare almeno quindici professionisti, ma in servizio ce ne sono appena quattro. Troppo pochi per seguire i detenuti di Fuorni, Eboli, Vallo della Lucania, i minori e le comunità”. E poi c’è il sovraffollamento: “570 detenuti stipati in uno spazio che ne potrebbe ospitare 432”. Un dato che tradotto nella vita quotidiana significa convivenza forzata tra persone appartenenti a circuiti diversi, assenza di percorsi rieducativi, spazi ridotti al minimo, tensioni che montano e che spesso sfociano in episodi critici. In questo contesto, parlare di rieducazione appare quasi una sfida. Eppure, qualche segnale positivo resiste. “Nel reparto femminile - ha spiegato il Garante - è stato attivato un corso per parrucchiere, mentre per i tossicodipendenti - oggi circa cinquanta - sono stati avviati percorsi alternativi: da gennaio a oggi, 19 sono stati trasferiti nel carcere a custodia attenuata di Eboli e 13 hanno avuto accesso a comunità di recupero. Un sistema di aiuto c’è - ha proseguito Ciambriello - e va rafforzato”. C’è anche un dato incoraggiante sul fronte sanitario: “la collaborazione tra il nucleo di scorta e le strutture mediche ha consentito, solo ieri, l’effettuazione di cinque ricoveri programmati. Un piccolo segnale che, in un contesto dominato dalle emergenze, lascia intravedere spiragli di funzionamento”.

Ma resta la fotografia scattata dal garante: celle sovraffollate, diritti negati, mancanza di ascolto. È l’altra faccia di Fuorni, quella che non finisce nei numeri ufficiali ma che emerge tra le mura di un carcere che non riesce a essere né luogo di pena né spazio di rinascita. La visita del Garante è stata anche l’occasione per riportare sotto i riflettori le gravi emergenze che continuano ad affliggere il penitenziario di via del Tonnazzo. Al sovraffollamento cronico si somma la carenza di agenti di polizia penitenziaria, costretti a turni massacranti, con arretrati di ferie e straordinari non retribuiti. Una situazione che si innesta in uno scenario già compromesso da gravi problemi di sicurezza, legati soprattutto all’ingresso clandestino di telefoni cellulari: strumenti che, nonostante i sequestri costanti, restano nelle mani della criminalità organizzata per gestire dall’interno traffici illeciti. Gli episodi drammatici, del resto, non mancano.

Il decesso di venerdì - nello stesso giorno in cui si è registrato un tentativo di suicidio - è solo l’ultimo di una lunga serie. Lo scorso marzo, a perdere la vita dietro le sbarre di Fuorni è stato il 38enne di Mariconda, Renato Castagno, morto per cause tuttora al vaglio della Procura. Solo un anno fa, invece, il carcere di Salerno è stato teatro di un omicidio maturato in seguito a una violenta colluttazione tra detenuti.