La Città di Salerno, 20 gennaio 2023
I detenuti di Fuorni “studiano” da imprenditori. E pianificano la loro vita al di fuori dal carcere, cimentandosi attraverso l’affiancamento e la verifica di fattibilità tecnica, economica, logistica e di mercato di nuove attività concepite ricadenti nei settori della raccolta e lavorazione dei metalli, del noleggio auto, della movimentazione terra, di degustazione prodotti mediterranei, di lavorazioni meccaniche e artigianali.
E questo grazie al concorso di idee destinato agli iscritti al laboratorio Sportello di orientamento e formazione per utenze speciali. L’iniziativa è finanziata dalla Regione nell’ambito della manifestazione di interesse rivolta a soggetti no profit interessati alla co-progettazione e gestione di percorsi di inclusione socio lavorativa delle persone in esecuzione penale, attuata da una rete di partner costituita dalla Ets Socrates di Sala Consilina, dalla Coop Sociale Fili d’Erba e dall’Associazione Quartieri Ogliara.
Le attività sviluppate riguardano: servizi di affiancamento per la redazione del curriculum vitae, simulazioni per presentarsi o richiedere un colloquio di lavoro, affiancamento per l’avvio di nuove attività e per la redazione di un piano di impresa, attività di brainstorming per stimolare la creatività e lo sviluppo di “business idea” dei detenuti. Sono in corso di pianificazione gli incontri “one to one” che vedranno il coinvolgimento di titolari di imprese profit e no profit che terranno colloqui mirati con i detenuti finalizzati alla creazione di partenariati e all’inclusione sociale. L’iniziativa è seguita e sostenuta dalla direttrice del penitenziario Rita Romano, supportata dalla referente dell’area giuridico pedagogica Monica Innamorato e da un team di risorse umane qualificate della rete dei partner di progetto.
Mentre i detenuti “studiano”, la polizia penitenziaria entra in stato d’agitazione. I sindacati di categoria (Sinappe, Uil pa, Uspp, Fns Cisl, Cgil Fp, Fsa-Cnpp), infatti, protestano per “l’indifferenza dell’Amministrazione penitenziaria della Campania che sta mettendo a rischio la sicurezza di tutte le carceri regionali”. Lo stato d’agitazione e l’interruzione dei rapporti sindacali, però, potrebbero essere solo la prima di una lunga serie di proteste. Perché “in assenza di urgentissimi interventi risolutivi - ammoniscono i sindacati - non si esclude di scendere in piazza per esternare tutto il proprio legittimo dissenso”.
Diversi i motivi del malcontento, tra cui la drastica riduzione delle dotazioni organiche, i turni di lavoro oltre le otto ore che sono diventati la regola e non l’eccezione, le aggressioni dei detenuti nei confronti dei poliziotti che non vengono sanzionate adeguatamente, l’assistenza sanitaria dei detenuti nella regione che è praticamente inesistente, i nuclei traduzioni e piantonamenti che ormai sono ai limiti del collasso con centinaia di ore di lavoro straordinario non pagato, l’Amministrazione penitenziaria che vìola gli accordi per il mancato pagamento in anticipo delle missioni e con i ritardi eccessivi nel rimborso delle missioni”.










