di Petronilla Carillo
Il Mattino, 17 marzo 2025
Il detenuto di Salerno era stato individuato come partecipante ad una rissa poi è stato scagionato. Detenuto, malato, incompatibile con il carcere, trasferito per uno scambio di persona per “punizione” fuori Campania, destinatario di una misura restrittiva poi revocata. Continua il calvario per Vincenzo P. un giovane ex tossicodipendente di Salerno, pusher, in carcere proprio per reati legati alla droga, ma malato, affetto da una patologia agli occhi che, a causa della sua detenzione, era peggiorata quasi a portarlo alla cecità. Quando la sua intricata vicenda sanitaria sembrava in fase di soluzione, arriva l’imputazione per rissa e il trasferimento dal carcere di Ariano Irpino - dove stava seguendo un percorso terapeutico - a Terni dove sono nuovamente bloccate le cure. Ma andiamo per ordine.
Vincenzo P. aveva protestato per le mancate cure e, dopo la messa in mora del ministero della Giustizia da parte di uno dei suoi legali, l’avvocato Vincenzo Rispoli, qualcosa si era mosso: era stato operato ad un occhio ma l’avanzamento della cecità non si era fermato. Avrebbe dovuto seguire terapie specifiche e anche un altro intervento all’altro occhio ma per lui arriva l’accusa di aver partecipato ad una rissa all’interno del carcere di Ariano irpino. Riconosciuto tra i partecipanti da una agente penitenziario, nell’immediatezza dei fatti viene trasferito, ad inizio mese, poi, arriva anche l’ordinanza cautelare emessa dal gip del tribunale di Avellino.
I suoi legali, gli avvocati Vincenzo Rispoli e Mirko Manzi, basandosi sui video ripresi dalle telecamere di sicurezza del carcere irpino, hanno però dimostrato la sua estraneità a quei fatti tant’è che il provvedimento è stato revocato e, per quel solo capo di imputazione, Vincenzo P. è stato scarcerato per insussistenza degli indizi di colpevolezza. Ma resta in carcere per i reati di droga. Il detenuto salernitano era stato operato ad uno dei due occhi soltanto qualche giorno prima della rissa ed era stato accompagnato in infermeria da un agente perché gli doveva essere cambiata la medicazione. Da quelle accuse si è difeso ed ha avuto ragione ma per lui resta il problema sanitario. E la lontananza dalla Campania dove era stata attivata la pratica per fargli seguire un percorso terapeutico e un nuovo intervento.
Tutto fermo, dunque, mentre la malattia rischia di andare avanti e quanto fatto finora di andare perso. Secondo quanto riferiscono i suoi legali, difatti, il trasferimento ha rallentato il decorso ospedaliero e anche le cure a cui era sottoposto nonostante ci sia stato un riconoscimento dell’incompatibilità carceraria a causa del suo stato di salute da parte anche della magistratura di Pescara. Ultima spiaggia, per lui, resta l’esame della richiesta presentata dai suoi difensori al giudice della sorveglianza di Avellino che verrà discussa a fine mese.











