di Nicola Sorrentino
Il Mattino, 10 luglio 2025
Aniello Bruno, 50 anni, di Angri, morì in carcere il 1 aprile del 2018. Il Tribunale ha emesso sentenza per i tre imputati di omicidio colposo. Diagnosi errata, detenuto muore dopo visita in ospedale. Per quei fatti, tre medici sono stati condannati al termine del processo di primo grado, celebrato presso il Tribunale di Salerno. Sullo sfondo c’è la morte di Aniello Bruno, 50enne di Angri, avvenuta il 1 aprile del 2018 all’ospedale ospedale di Aragona. La causa della morte era legata ad uno choc settico, risultato di una peritonite stercoracea che andò complicandosi, a causa di una ischemia intestinale.
Il tribunale ha condannato a 6 mesi, con pena sospesa, tre medici. I primi due, in servizio presso il carcere di Fuorni, il terzo al pronto soccorso dell’ospedale del capoluogo. Un quarto medico, operativo presso il penitenziario, è stato invece assolto. Per comprendere cosa sia andato storto nella gestione di quel paziente toccherà attendere 30 giorni, quando sarà depositata la sentenza che permetterà alle difese di ricorrere in appello, oltre che a illustrare la dinamica dei fatti e il ragionamento dei giudici. Stando all’accusa originaria, i tre imputati avrebbero agito con “negligenza, colpa e imperizia” - secondo la più classica formula inquirente quando si tratta di medici - contribuendo - a seconda dei ruoli - al decesso del detenuto.
Quest’ultimo era stato visitato più volte all’interno del carcere, alla fine di marzo di quell’anno. Eppure, il quadro clinico sarebbe stato sottovalutato dai medici, che non ordinarono esami strumentali adeguati. Una volta in pronto soccorso, il 50enne angrese fu registrato con una diagnosi di colica renale. Tuttavia, secondo le parti civili - rappresentate dall’avvocato Pierluigi Spadafora - non vi erano riscontri a quella specifica diagnosi. Il paziente ritornò in carcere ma le sue condizioni peggiorarono velocemente. Al punto che il giorno dopo morì. La perizia del Tribunale aveva escluso responsabilità nei medici. Non quella della parte offesa, che aveva invece sostenuto l’esatto contrario. Al termine dell’istruttoria l’accusa aveva chiesto sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, ad eccezione del medico del pronto soccorso. Il Tribunale ha deciso diversamente, riconoscendo tre degli imputati colpevoli e aggiungendo il risarcimento dei danni a beneficio dei familiari della vittima, che saranno quantificati in sede civile.











