di Viviana De Vita
Il Mattino, 25 marzo 2025
L’avvocato De Concilio: aveva avuto due ischemie e non era monitorato, avevano chiesto al giudice della sorveglianza di Salerno la scarcerazione. Aveva già avuto due episodi di ictus e la certificazione sanitaria mostrava un quadro clinico preoccupante. Eppure, nonostante un’istanza inoltrata il 13 febbraio dal suo legale, l’avvocato Bianca De Concilio, all’ufficio di sorveglianza in cui si denunciava un trattamento inadeguato da parte dell’istituto penitenziario e si chiedeva di verificare la compatibilità di Renato Castagno con il regime carcerario, la risposta del magistrato è arrivata solo il 21 marzo, due giorni dopo la morte del 37enne di Mariconda: “Non luogo a provvedere per intervenuto decesso del detenuto”. Un ritardo che ha sollevato forti polemiche.
Ieri, l’avvocato De Concilio, insieme al fratello del detenuto, Lorenzo Castagno, e a Donato Salzano, segretario dell’associazione radicale Maurizio Provenza, ha incontrato la stampa per denunciare le numerose ombre su questa vicenda, che rappresenta solo l’ultimo dei decessi avvenuti dietro le sbarre del carcere di Fuorni su cui ora indaga la Procura che ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di omicidio colposo. Per l’avvocato De Concilio si tratta di una “grave negligenza”, frutto di un atteggiamento burocratico e superficiale da parte della direzione sanitaria del carcere e dell’ufficio di sorveglianza, “che tratta un fascicolo come un numero e non come una persona, senza valutare la gravità delle situazioni che si trova a dover esaminare”.
“Nell’istanza che ho presentato il 13 febbraio - spiega De Concilio - era stato ampiamente illustrato il delicato quadro clinico del detenuto ed era stata allegata tutta la documentazione che certificava il suo stato di salute evidenziando la necessità di sottoporlo ad un’attenta terapia farmacologica e a periodici controlli clinici. Soprattutto, si denunciava l’inadempienza dell’istituto nel garantire cure adeguate. L’ufficio di sorveglianza avrebbe dovuto accertarsi che Renato fosse seguito correttamente”.
Ma c’è un aspetto ancora più sconcertante. “Nel provvedimento di non luogo a provvedere per morte del detenuto ho scoperto che il dirigente sanitario aveva risposto al magistrato di sorveglianza sostenendo che il mio assistito era monitorato, ma che la direzione sanitaria non poteva fare di più “perché ad oggi il detenuto non ha fornito la documentazione necessaria”“. Un’affermazione che appare paradossale: la direzione sanitaria lamentava l’assenza di certificazioni mediche, le stesse che l’avvocato aveva già prodotto al tribunale di sorveglianza.
La storia di Renato inizia a marzo 2022 quando il giovane di Mariconda finisce dietro le sbarre per l’accusa di associazione per spaccio, reato per il quale l’unica misura prevista è la custodia cautelare in carcere. È però il Gip Domenico D’Agostino, pochi giorni dopo, a disporre per il ragazzo i domiciliari per incompatibilità della misura carceraria con le condizioni di salute del detenuto. Renato a casa continua a curarsi. A settembre 2022 la sentenza di primo grado confermata poi l’anno dopo in Appello e divenuta definitiva lo scorso ottobre in Cassazione: 6 anni e due mesi di reclusione. Il giovane torna in carcere.
Ricomincia così la battaglia del suo legale. “Renato sta male, mi riferisce costantemente di non essere curato, ha continui mal di testa dovuti alla pressione alta che non riesce a stabilizzarsi e, a suo dire, le uniche cure somministrategli a Fuorni consisterebbero in banali antidolorifici che non possono certo migliorare il quadro pressorio”. Da qui l’istanza al magistrato di sorveglianza che ha risposto solo quando Renato era ormai morto”. “Mio fratello - afferma Lorenzo Castagno - aveva paura di morire: in carcere si sentiva solo, non si sentiva curato: noi chiediamo solo che venga fatta giustizia”.











