di Viviana De Vita
Il Mattino, 29 aprile 2025
Una condanna e tre assoluzioni per la morte di Aniello Bruno, il 50enne di Angri detenuto a Fuorni, spirato nell’aprile 2018 nel reparto di rianimazione del Ruggi dopo un disperato intervento eseguito in seguito ad una perforazione intestinale diagnosticata troppo tardi. Questa, almeno, la richiesta formulata ieri all’esito del processo di primo grado dal pubblico ministero che, al termine della sua requisitoria, ha concluso riconoscendo la chiara responsabilità solo per il medico del Pronto Soccorso che diagnosticò erroneamente una colica renale al 50enne e lo dimise senza prescrivere esami strumentali che avrebbero potuto accertare il reale quadro clinico del paziente.
Per l’imputato, assistito dall’avvocato Iannuzzi, sono stati chiesti 9 mesi di reclusione. Per i tre medici del carcere, invece, il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione: piena per uno di loro mentre, per gli altri due, con la formula dubitativa (ai sensi dell’articolo 530, secondo comma, del codice di procedura penale). Gli imputati, assistiti dagli avvocati Giovanni Gioia e Agostino De Caro, erano accusati di aver inizialmente sottovalutato le condizioni di salute del detenuto, disponendone il ricovero solo il 30 marzo 2018, quando ormai il quadro clinico era gravemente compromesso, e successivamente, dopo il rientro in carcere, di non aver rilevato l’inadeguatezza della diagnosi di colica renale, non supportata da adeguate verifiche strumentali. I familiari, rappresentati dall’avvocato Pierluigi Spadafora, sporsero subito denuncia sottolineando che l’uomo aveva perso 18 chili e che quel malessere si protraeva oramai da 20 giorni.











