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La Città di Salerno, 9 settembre 2020


L'indennizzo per l'assenza di condizioni idonee di detenzione non è compensabile con le spese di mantenimento in carcere. La Cassazione (Sesta sezione civile) accoglie il ricorso di un ex detenuto del carcere di Fuorni, L.D., 39 anni, di Salerno, finito dietro le sbarre per reati legati al mondo degli stupefacenti, che si era visto sfumare il risarcimento perché il giudice di primo grado del tribunale di Salerno, Giorgio Jachia, nel riconoscergli la somma di circa 2400 euro, aveva applicato il principio del "maggior credito" verso lo Stato. E così il salernitano, assistito dall'avvocato Michele Capano, invece di incassare la somma decisa in sentenza, si era ritrovato a dare di 600 euro. La differenza. La Cassazione ha ribaltato la sentenza, cassandola.

Per gli ermellini, "il Ministero della giustizia, chiamato in causa per il risarcimento dei danni patiti per le condizioni non idonee della detenzione, non può opporre in compensazione il credito maturato verso il detenuto per le spese di mantenimento in carcere, fintanto che non sia consumata la facoltà dell'interessato di chiedere la remissione del debito".

Su questo principio sancito dalla Cassazione, il Tribunale di Salerno è chiamato a ridiscutere il caso delle condizioni di detenzione del detenuto salernitano che, tra il mese di luglio del 2011 e quello di novembre di due anni dopo, si è ritrovato ristretto, per periodi diversi, insieme ad altri sette carcerati, facendo venire meno così il limite di tre metri quadrati stabilito dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

Il giudice di primo grado, nell'accogliere la domanda di riparazione del danno, ha quantificato in 299 i giorni trascorsi in "condizioni disumane". il verdetto della cassazione rispecchia quello già deciso per altri casi di sovraffollamento nelle carceri italiane.