di Viviana De Vita
Il Mattino, 6 settembre 2025
Secondo i periti, la “macchina sanitaria” del carcere ha attuato la procedura corretta. Nessun responsabile per la morte di Renato Castagno, il 37enne di Mariconda spirato lo scorso marzo in seguito a un malore accusato nel carcere di Fuorni. È la tesi del sostituto procuratore Morris Saba che ha chiesto l’archiviazione per le due dottoresse indagate per le quali era ipotizzato l’omicidio colposo e la responsabilità colposa per morte in ambito sanitario: C.B., 31 anni di Sarno, medico di turno finita sul registro degli indagati per aver gestito l’emergenza e le concitate fasi successive al malore, e A.D.C., 36 anni di Pellezzano, dirigente del servizio sanitario penitenziario. La richiesta della Procura si fonda sulla relazione dei medici legali De Caro, Mastrangelo e Iorio che, nelle conclusioni e sulla base dell’esame autoptico, hanno escluso profili di responsabilità penale da parte delle indagate in relazione al decesso.
Secondo i periti, la “macchina sanitaria” del carcere ha attuato la procedura corretta. La morte del detenuto, che già aveva avuto due ictus e soffriva di cardiomiopatia ipertrofica e ipertensione cronica, è stata causata da un “tamponamento cardiaco” dovuto alla rottura improvvisa dell’aorta. Al massimo - si legge nella perizia - potrebbe ravvisarsi qualche responsabilità nell’operatrice del 118 che inviò un’ambulanza priva di medico, ma le condizioni erano talmente gravi che il decesso sarebbe comunque avvenuto.
Le già precarie condizioni di salute del detenuto, evidenziate dal suo legale Bianca De Concilio, prevedevano sempre secondo i periti un approccio ambulatoriale e non giustificavano né il trasferimento nella sezione detenuti dell’ospedale di Salerno né i domiciliari richiesti dalla difesa. Una ricostruzione che non convince i familiari, intenzionati a opporsi all’archiviazione. La vicenda di Castagno inizia nel marzo 2022 con l’arresto per associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti. Pochi giorni dopo, il gip di Salerno Domenico D’Agostino concede i domiciliari, riconoscendo l’incompatibilità della detenzione con le sue condizioni di salute. “Le patologie già acclarate - scrive il giudice - potrebbero portare a conseguenze letali”. A settembre 2022 arriva la condanna in primo grado, confermata in Appello e resa definitiva dalla Cassazione nell’ottobre 2023: sei anni e due mesi di reclusione. Il 20 ottobre 2024 Renato torna in carcere, denunciando un peggioramento del suo stato già compromesso da due ischemie.
Pressione alta, mal di testa continui e cure ritenute inadeguate - secondo la difesa - aggravano il quadro clinico. In questo contesto, il 19 marzo scorso Castagno si presenta in infermeria lamentando dolori al petto e alla testa. La dottoressa di turno rileva una pressione altissima, abbassata solo parzialmente da un farmaco che però acuisce i dolori toracici. Viene chiamata un’ambulanza che arriva senza medico; solo dopo una nuova richiesta un’automedica raggiunge il carcere. Trasferito d’urgenza, Castagno muore in ambulanza prima di giungere al pronto soccorso. Già il 13 febbraio l’avvocato De Concilio aveva presentato un’istanza al magistrato di sorveglianza per verificare la compatibilità del detenuto con il regime carcerario. La richiesta resta senza risposta fino al 21 marzo, quando - due giorni dopo la morte - viene emesso il provvedimento di “non luogo a provvedere” per intervenuta morte del reo.











