di Massimiliano Lanzotto
La Città di Salerno, 8 aprile 2020
Il ministro Bonafede ha accolto l'appello lanciato dall'Anm. Il "Cura Italia" non decolla: mancano i braccialetti elettronici. Giustizia ferma ai box, il coronavirus allunga i tempi dei processi. In aula, almeno fisicamente, non si tornerà prima dell'11 maggio. E questa la decisione adottata ieri nel Consiglio dei Ministri. Con lo stop forzato di un altro mese c'è il rischio di accumulo dei processi giudiziari. E i tempi per smaltirli non sono brevi, come dimostrano le precedenti crisi.
Intanto, procede l'attività dei giudici di sorveglianza per "alleggerire" le carceri, come stabilito dal decreto "Cura Italia". In Italia sono oltre 4mila i detenuti usciti dagli istituti penitenziari dall'inizio dell'emergenza. Anche a Salerno sono state avviate le prime uscite anticipate di detenuti vicini al "fine pena" che erano in carcere per reati comuni.
Il caso "braccialetto". La vera incognita di questa procedura "agevolata" resta il "braccialetto elettronico". Non sempre sono disponibili, almeno non in numero sufficiente. Eppure sono obbligatori per le pene in corso superiori ai sei mesi. La politica ha previsto la norma, ma ha riversato sui magistrati l'onere dell'applicazione senza offrirgli tutti i mezzi necessari. I numeri del Dap (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) dicono che il numero dei detenuti negli istituti italiani sono diminuiti dall'inizio dell'emergenza. Dal 29 febbraio scorso se ne contano 4.093 in meno. La minor presenza è dovuta all'esecuzione della pena nel per motivi sanitari dovuti al contagio da coronavirus, ma anche per incompatibilità con lo stato di salute del detenuto. È cresciuto anche il numero dei permessi ai semiliberi.
Avvocati in trincea. "Questo risultato, peraltro ancora largamente insufficiente, lo si è ottenuto nonostante il decreto "Cura Italia" - dice l'Unione delle Camere penali - grazie al grande impegno è responsabilità di molti tribunali di sorveglianza e degli avvocati impegnati nella tutela del diritto alla salute dei propri assistiti, ricorrendo agli strumenti normativi già esistenti che il Governo ha addirittura peggiorato con la imposizione dei famosi braccialetti".
Silenzio in aula. Le aule sono vuote, il tribunale è semideserto. Anche il personale amministrativo è in numero ridotto per il "lavoro agile". Le udienze, in questo periodo storico, sono solo a distanza. Si tengono, con la formula telematica, solo quelle urgenti: al settore civile quelle che riguardano i minorenni e i rapporti familiari, mentre al penale le convalide di arresto e di fermo. E poi quelle nelle quali i detenuti o i loro difensori decidono lo stesso di andare avanti. Tenere le udienze in tribunale non è facile, bisogna rispettar le distanze per rispettare il contagio perché l'affollamento dei palazzi di giustizia non è per niente compatibile con le ordinanze in vigore per l'emergenza in atto.
Toghe per il rinvio. A sollecitare la proroga della sospensione delle udienze è stata anche l'Anm, l'associazione dei magistrati. I giudici insistevano per la proroga decisa con un decreto ministeriale e non affidata alla discrezione dei singoli capi degli uffici. Per l'Anm è necessario anche "con l'adozione delle necessarie cautele, per evitare l'esposizione di migliaia di persone a un rischio ancora grave, peraltro in assenza dei dispositivi e delle misure di protezione che potrebbero al più ridurre, ma non certo escludere, il contagio e una diffusione ulteriore del virus".










