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di Gaetano De Stefano

 

La Città di Salerno, 9 aprile 2015

 

Salerno. Storie di disservizi postali. Storie comuni un po' ovunque, in ogni zona della città, con lettere, raccomandate e bollette che arrivano puntualmente in ritardo, scatenando l'ira dell'utenza. Il malfunzionamento del recapito, però, diventa questione di vita o di "morte" civile se i destinatari sono i detenuti della Casa circondariale di Fuorni.

Perché nel penitenziario l'assenza di posta s'amplifica come in una sorta di cassa di risonanza, in quanto per i "carcerati" la corrispondenza è vita, rappresenta quel filo sottile che li unisce ai loro familiari e alla società civile. Leggere una lettera è come respirare a pieni polmoni una boccata d'ossigeno, rappresenta un tuffo, seppur virtuale e di pochi minuti, nella libertà. E nei ricordi, rincorrendo la speranza di riabbracciare un giorno i propri cari e di condurre, un domani, una vita normale, al di fuori da quelle sbarre.

Ma a Fuorni questo diritto sembra essere diventato un optional. Perché una missiva, per giungere a destinazione e per fare solo pochi chilometri, impiega quasi un mese. Un'eternità se si pensa ai moderni e immediati mezzi di comunicazione, come email o sms, che però, non sono nella disponibilità del detenuto. Che non può far altro che scrivere nella maniera tradizionale e attendere la risposta. Così ogni giorno ci si nutre di speranza, facendo gli scongiuri che sia quello "buono", che finalmente gli addetti alla consegna portino la corrispondenza che s'attende da tempo. Ma, purtroppo, non è così. Pertanto un gruppo di reclusi ha deciso di segnalare il cattivo funzionamento del recapito pure nel penitenziario cittadino.

E, ironia della sorte, presa carta e penna ha scritto per denunciare l'assurda situazione che rischia di aggravare ancora di più la loro condizione, privandoli di un loro diritto. "Ci sono - scrivono i cinque detenuti, tutti residenti nell'hinterland salernitano - ritardi abissali nella consegna della posta, a causa del cattivo funzionamento dei centri di smistamento di Poste italiane". "Purtroppo noi - aggiungono - non sappiamo a chi rivolgerci, essendo reclusi. Però per noi la corrispondenza ha un valore fondamentale, è uno spiraglio di vita familiare, di libertà. È insomma un sollievo giornaliero".

Da qualche tempo, tuttavia, il conforto che prima era giornaliero sembra essere diventato mensile. Perché oramai è questo il tempo medio con il quale arriva la posta a ciascun detenuto, come evidenziano i firmatari della missiva. "Al di là della nostra colpevolezza o della nostra innocenza - sottolineano - ricevere notizie dall'esterno, dalle nostre famiglie, è un diritto sancito anche dall'ordinamento giuridico". Perciò chiedono di far sentire la loro voce. "È vero - concludono - che siamo cittadini di serie B. Ma anche a noi tocca ricevere la posta. Perché in carcere la posta è vita e libertà".

A sostegno delle rivendicazioni del gruppo di detenuti interviene Donato Salzano, segretario dell'associazione radicale "Maurizio Provenza", da sempre impegnato a far valere i diritti dei detenuti. "Questa situazione è assurda - chiosa - in quanto alla pena, già di per sé pesante, s'aggiunge un'ulteriore sanzione. Voglio ricordare come i cittadini detenuti abbiano gli stessi diritti di chiunque altro. E chi non fa bene il proprio lavoro aggrava la loro pena". Perciò Salzano lancia un appello alla direzione provinciale di Poste italiane: "Ci sono persone - evidenzia - che devono fare il loro lavoro, ma non lo fanno".

A testimoniare la valenza sociale del ricevere la posta per i reclusi è pure il cappellano del carcere, don Rosario Petrone. "La corrispondenza è di vitale importanza per i detenuti - spiega - perché permette di stare in contatto con i propri affetti e riesce a far sì che vengano fuori i loro sentimenti migliori. Sappiamo che la posta è stata sostituita dai nuovi mezzi di comunicazione, che però non sono fruibili in carcere. Perciò questo mezzo, seppur oramai sorpassato, resta l'unico a disposizione della popolazione carceraria. E spero che al più presto vengano risolti i disservizi, in modo che la corrispondenza arrivi nuovamente puntuale".