di Carmen Autuori
La Città di Salerno, 8 marzo 2021
L'omaggio alle detenute della Casa circondariale impegnate nel progetto per la realizzazione di mascherine anti-Covid. "Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla": è questo il senso della manifestazione di ieri nella casa circondariale di Fuorni in occasione della giornata della Donna anticipata, per esigenze legate all'emergenza sanitaria. In un luogo di violenza, spesso alla ribalta della cronaca, caratterizzato da criticità notevoli, emerge un'altra realtà, quella dello stop alla violenza sulle donne portato avanti grazie alla produzione dei dispositivi anti covid realizzati all'interno del carcere.
"Da donna a donna. Ricuciamo i legami": questo il tema dell'evento organizzato dal Ministero della Giustizia, dalla Fondazione della Comunità Salernitana Onlus e dal Comitato femminile plurale di Confindustria Salerno, presieduto da Alessandra Puglisi, il cui scopo è quello di valorizzare la figura imprenditoriale femminile. "La produzione di mascherine all'interno del carcere ha portato le detenute ad entrare in una nuova dimensione, quella imprenditoriale - spiega Puglisi - ed è nostro dovere supportare questa attività attraverso la distribuzione del prodotto alle nostre associate".
Della raccolta fondi per finanziare, in parte, il progetto se ne occupa la Fondazione Comunità Salernitana Onlus, la cui socia fondatrice Antonia Autuori è da tempo attiva in molte iniziative all'interno della struttura penitenziaria attraverso il crowdfounding, il reperimento di materia prima quali scampoli di stoffe, ma anche di sarte che periodicamente offrono la loro esperienza alle detenute.
"Mai come in questo momento in cui è sospeso ogni legame con la famiglia, a parte le videochiamate, a causa dell'emergenza sanitaria, è importante che le detenute diano un senso concreto alle loro giornate, impegnandosi con la produzione delle mascherine- racconta Livia Bonfrisco educatrice della sezione femminile - in quanto il carcere assume una valenza ancora più punitiva, per le donne. Questo luogo è l'ultimo stadio di una violenza che le ha accompagnate per tutta la vita, soprattutto fuori da qui. Ma quando si vive in certi contesti, soprattutto metropolitani, è molto più difficile cambiare vita per una donna che per un uomo. Per fare ciò bisognerebbe innanzitutto allontanarsi materialmente dal contesto che ha portato a delinquere, e questo per una donna è quasi impossibile, soprattutto quando è madre".
Il momento artistico è stato affidato ai "Picarielli", band di musica popolare, il cui ritmo delle tammorre ha oltrepassato le mura e le sbarre. "Ricucire - spiega la direttrice del carcere, Rita Romano- è la parola chiave. Ricucire i legami con sé stessi e con l'esterno. Solo così si può tentare di sanare la piaga della recidiva. E grazie a questo gruppo di donne non solo imprenditrici ma anche vicine agli ultimi, l'iniziativa assume una valenza profonda: è un "filo" da donna a donna che lascia ben sperare per il futuro".











