di Alfonso Romano
La Città di Salerno, 7 agosto 2020
Confronto tra il Garante regionale dei detenuti e i direttori delle carceri campane dopo il suicidio in cella del rapper. "Mai più morti assurde in carcere come quella di Giovanni Jhonny Cirillo". Questo il grido d'allarme lanciato ieri a Napoli, nell'ufficio di Antonio Fullone, Provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria, dove si sono infatti riuniti i direttori delle carceri della Campania insieme ai garanti dei detenuti delle città di Salerno, Napoli, Caserta e Avellino, con la presenza dei responsabili del trattamento e della sanità penitenziaria regionale e del garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello.
Una discussione scaturita proprio dopo la morte del 25enne scafatese, avvenuta il 26 luglio scorso nel carcere di Salerno, nata per definire le iniziative a contrasto dell'aumento sempre più esponenziale del rischio suicidi nei penitenziari campani, che ha evidenziato come ci sia il bisogno di creare una progettualità molto più larga di senso, andando anche oltre il semplice sostegno psicologico.
Un confronto nato anche dopo la recente pronuncia della Cassazione, che ha dato l'ok agli arresti domiciliari per chi soffre di problemi psichiatrici. Un provvedimento che sa quasi di beffa per quanto accaduto al rapper di Scafati. "Il pomeriggio nelle carceri è il momento di maggior preoccupazione per via delle segnalazioni negative che possono arrivare, con gli agenti della polizia penitenziaria costretti a dover gestire situazioni. L'anno scorso con oltre 170 tentativi di suicidio c'è stato un campanello di allarme importante - ha detto Ciambriello. Quello che è successo nell'ultimo mese ci obbliga a ragionare sulle nuove necessità delle utenze che vivono gli spazi penitenziari". Per il garante regionale dei detenuti, dunque, vanno ripensati gli istituti per evitare morti come quella di Giovanni Cirillo.
"Le questioni sovraffollamento e del supporto psichiatrico sono limitrofe ai problemi concreti che vivono gli uomini e le donne nelle carceri. Esiste una depressione generale che circonda i luoghi penitenziari, ed esiste la necessità di riempire questi di molte altre esperienze sociali ed aggregative - ha continuato Ciambriello.
C'è il bisogno di figure con diverse competenze, come sociologi e associazioni che sappiano instaurare dei rapporti umani oltre che meramente psichiatrici. Su questo un ruolo fondamentale lo fanno anche le attività degli enti locali e dei Piani di Zona che hanno il dovere di garantire una serie di figure. Ma anche gli spazi vanno liberati". Nel frattempo, sull'inchiesta aperta dopo la morte del 25enne rapper va avanti il lavoro del pm Carlo Rinaldi della Procura di Salerno. Non c'è ancora nessun iscritto nel registro degli indagati e gli inquirenti vogliono fare luce sui filmati dell'ultimo colloquio in carcere tra Cirillo e il suo avvocato.










