La Città di Salerno, 9 febbraio 2020
Un progetto coraggioso e ambizioso che già guarda oltre la reclusione ed i pregiudizi. La pizzeria sociale nel carcere di Salerno è una realtà tutta salernitana che nasce dalle buone prassi, dall'incontro tra Istituzione e associazionismo locale.
Lo scorso 5 febbraio le porte del carcere si sono nuovamente aperte per una iniziativa di raccolta fondi, 75 persone hanno varcato il "confine" ed hanno gustato un'ottima pizza preparata e servita dai detenuti impegnati nel progetto di formazione. In cucina, ai forni, Salvatore Di Tota, 47 enne di Scampia, recluso da 4 anni e con altri 12 anni di pena da scontare e Domenico Cocco, sotto la supervisione del tutor Gerardo Nappi, si apprestavano ad infornare le pizze, impasto con lievitazione di 48 ore e 70% di idratazione, in sala invece il 22 enne Amin, di origini marocchine e Carmine, 39 enne di Nocera Inferiore servivano, con cortesia e garbo, le pizze fumanti appena sfornate. In tutto sono 10 i detenuti che seguono un corso per pizzaioli, finanziato dalla Regione Campania ma l'obiettivo è quello di coinvolgerne in un prossimo futuro almeno altri 10. La mission è quella di dare una possibilità a chi esce dal carcere di avere un'opportunità di reinserimento lavorativo ma anche di creare occupazione all'interno del carcere, in modo che chi sconta la pena possa strutturare la fiducia in sé stesso, negli altri, nelle istituzioni e nello Stato. La pizzeria nata in un deposito inutilizzato al piano terra della struttura, è frutto di un protocollo di intesa siglato oltre un anno fa tra le istituzioni coinvolte dall'associazione Rete Solidale.









