di Luca Muleo
Corriere di Bologna, 29 marzo 2020
Era fissata per domani, la denuncia di amici e famigliari: senza notizie da settimane. Mobilitati Bologna, Amnesty e l'Alma Mater, dove studia, sono scesi in strada e hanno organizzato iniziative per chiedere la liberazione dello studente. Si fa sempre più disperata la situazione di Patrick Zaki lo studente dell'Alma Mater di origini egiziane arrestato il 7 febbraio scorso con l'accusa di propaganda sovversiva una volta tornato al Cairo. L'ennesiam udienza prevista per decidere il suo destino è stata rinviata a data da destinarsi dopo che l'Egitto ha chiuso i tribunali per l'emergenza coronavirus. L'appello di amici e familiari per il giovane che tra l'atro soffre d'asma: "Senza notizie da settimane".
L'emergenza coronavirus rischia di complicare in modo drammatico la situazione di Patrick Zaki, lo studente dell'Alma Mater detenuto in Egitto dal 7 febbraio scorso, accusato di propaganda sovversiva. Sia sul piano giuridico, che su quello della salute. Udienze e processi sospesi, tribunali chiusi fanno sì che l'attivista per i diritti umani resti in detenzione preventiva senza scadenza, dopo settimane in cui la sua carcerazione veniva rinnovata ogni quindici giorni.
L'ultima volta in tribunale doveva essere il 21 marzo, ma la comparsa davanti al giudice era stata prima anticipata, poi rinviata al 30 marzo e adesso si intende a data da destinarsi per l'emergenza virus. "È da due settimane che non abbiamo notizie di lui" si erano detti preoccupati i genitori pochi giorni fa, parlando delle sue condizioni di salute, pericolose con l'avanzare della pandemia, asmatico e provato dai giorni passati in cella com'è. Torturato come denuncia Amnesty International, "picchiato, minacciato, sottoposto a scariche elettriche". "Nelle sue condizioni non può restare in un contesto come quello di un carcere egiziano un giorno di più" aveva detto Riccardo Noury portavoce italiano dell'associazione che difende i diritti umani.
Facendo capire anche quella che è la preoccupazione per l'ultima residenza carceraria del 27 enne studente, il penitenziario di Tora al Cairo "insalubre e sovraffollato". E purtroppo non solo, secondo la denuncia del Cairo Institute for Human Rights e del Forum Egiziano per i diritti umani, che hanno citato come fonte le Nazioni Unite: 449 prigionieri sono morti tra il 2014 e il 2018. Registrando all'interno dell'istituto, secondo quanto riportato dalle associazioni umanitarie, "violazioni di ogni tipo".
Anche se la situazione si fa sempre più difficile, l'emergenza non deve far calare l'attenzione sulla vicenda. La mobilitazione per la scarcerazione continua, veicolata dalla pagina Facebook "Patrick libero", dove utenti e amici lasciano messaggi e aggiornamenti tutti i giorni - "ci manchi resisti, non vediamo l'ora di riabbracciarti" - e gli eventuali aggiornamenti.
L'Università di Bologna ha reso disponibile l'account di posta elettronica
"Scrivere all'ambasciatore del Cairo per questioni legate alla sola didattica e non alle condizioni di prigionia di Patrick è una buffonata, oltre che l'ennesima occasione persa per instaurare una dialettica istituzionale realmente funzionale alla scarcerazione del nostro compagno" scrive il collettivo Labas, che chiede di boicottare i corsi, bombardando la chat di Microsoft Teams durante le lezioni in teledidattica allegando il testo "No alle mail di facciata dell'Unibo. Stop accordi UniboEgitto, vogliamo Patrick libero, ora". Puntando poi alla posta dello stesso rettore, chiamato a cambiare atteggiamento in una forma più incisiva, per non essere "complice di quanto sta accadendo".










