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di Simona Silvestro*

Corriere della Sera, 11 novembre 2025

I centri psicosociali sono sotto pressione perché manca personale e l’approccio resta soprattutto farmacologico. Serve il budget di salute che consente interventi integrati su formazione, lavoro, abitare e relazioni. L’aggressione avvenuta in piazza Gae Aulenti, a Milano, ha riacceso il dibattito sulla salute mentale. Come operatori del settore sentiamo il bisogno di riaffermare un principio: le persone con problematiche psichiche non vanno confuse con chi commette reati, né descritte come soggetti a rischio di violenza imprevedibile. Questa sovrapposizione alimenta la stigmatizzazione e rischia di cancellare il lungo lavoro che è servito per costruire una cultura della cura e dell’inclusione. I casi come quello di Milano sono episodi isolati che dovrebbero piuttosto spingerci a riflettere sullo stato della sanità territoriale, oggi in grave difficoltà per la carenza di risorse e personale. Garantire sicurezza e cura per tutti significa investire in servizi capillari e accessibili, non tornare a modelli del passato, agli invocati manicomi.

I Centri psico-sociali (Cps) sono sotto pressione: mancano psichiatri, educatori e psicologi stabilmente inseriti negli staff, mentre l’approccio resta prevalentemente farmacologico. Anche i percorsi di reinserimento dal carcere al territorio restano complessi, specie per chi ha disturbi di personalità o tossicodipendenze. Servono più posti in comunità terapeutiche, fondi e progetti personalizzati di recupero. Uno strumento chiave in questa direzione è il “Budget di salute”, che consente interventi integrati su formazione, lavoro, abitare e relazioni. A Milano il progetto “R3: Insieme per la recovery”, nato dalla collaborazione tra Comune e 17 Enti del terzo settore, rappresenta un modello virtuoso in questo senso, un segno tangibile che le soluzioni ci sono e con l’impegno di tutti funzionano. L’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha inoltre creato un gruppo di lavoro sulla psicologia penitenziaria con esperti delle Asst, del ministero della Giustizia e del Terzo settore. Perché la salute mentale non è una questione di ordine pubblico, ma un diritto da tutelare con competenza, risorse e umanità.

*Ordine Psicologi della Lombardia-Osservatorio Salute Mentale