di Stefano Milano*
Il Sole 24 Ore, 10 settembre 2025
Dimenticata la sofferenza psichica correlata a gravi malattie organiche, oncologiche, o alle disabilità sopravvenute a causa di traumi o gravi patologie. Il Coordinamento nazionale psicologi direttori di struttura complessa del Sistema sanitario pubblico entra nel dibattito sul Piano di azioni nazionale per la salute mentale elaborato dal Tavolo dedicato, istituito presso il ministero della Salute ed in attesa di approvazione da parte della Conferenza Stato Regioni. La nota prodotta, contenente puntuali osservazioni, è stata inviata ai diversi attori istituzionali: Tavolo Tecnico per la Salute Mentale, ministro della Salute, presidente della Conferenza Stato Regioni.
Apprezziamo le premesse teoriche del modello biopsicosociale e dell’approccio “One Health”, che superano il riduzionismo biomedico, includendo il ruolo della comunità e dei contesti di vita in cui il disagio nasce e si sviluppa, richiedendo interventi non solo multiprofessionali ma anche multisettoriali. Pur tuttavia, sottolineiamo il rischio che il passaggio al concetto di “One Mental Health” possa attribuire ai Dipartimenti di Salute Mentale e alla psichiatria una centralità che non valorizza tutti gli altri ambiti di intervento e relativi attori, che concorrono fortemente alla promozione, tutela e salvaguardia del bene “salute”.
Rilanciare il sistema dei servizi di salute mentale - Forti della convinzione che ogni cittadino, a prescindere dalla Regione cui appartiene, debba trovare le migliori risposte, in termini di prevenzione e assistenza nel campo della salute mentale e psicologica, la ridefinizione del Piano rappresenta l’occasione per un significativo rilancio del sistema dei servizi di salute mentale dell’intero ciclo di vita, supportato da coerenti modelli organizzativi che realizzino l’integrazione sostanziale con tutti i settori e i percorsi assistenziali diversi e complementari a quelli tradizionalmente deputati alla salute mentale. La realizzazione di un Sistema Integrato di servizi per la salute mentale risponde alla necessità crescente di gestire il disagio psicologico e mentale con logiche di sistema che richiedono la costruzione di reti, interne ai servizi sanitari e integrate con le risorse comunitarie, per mettere in campo adeguate strategie, non solo di diagnosi e cura, ma soprattutto di individuazione precoce, prevenzione e contrasto dei fenomeni di esclusione e di stigma.
Una programmazione condivisa per la prevenzione - Come Coordinamento, concentriamo l’attenzione sui primi 3 capitoli del Piano. Relativamente al primo capitolo “Salute Mentale e Percorsi di promozione, prevenzione e cura”, si sottolinea la necessità che i percorsi di prevenzione escano dai confini dei soli Dipartimenti di Salute Mentale e delle Dipendenze, realizzando le politiche di prevenzione e promozione della salute, attraverso un approccio intersettoriale ed una programmazione condivisa fra servizi, stakeholder ed attori sociali (scuola, luoghi di lavoro, luoghi di aggregazione).
Riteniamo che lo psicologo delle cure primarie debba essere collocato al di fuori dei Dipartimenti di Salute Mentale e prevedere forme di stretta collaborazione con i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta, nel contesto dei Servizi Distrettuali, con il compito di contrastare la patologizzazione del disagio. I Servizi Consultoriali vengono citati solo nell’ambito dell’individuazione precoce del disagio delle madri in ambito perinatale e per il ruolo di “consulenti” dei tribunali. Si ritiene, invece, come previsto dalla norma che li ha istituiti, siano lo spazio elettivo del Ssn dove si promuove la salute con interventi precoci sui fattori protettivi. Si aggiunge che il Piano dimentica l’ambito legato alla sofferenza psichica correlata a gravi malattie organiche, oncologiche, o alle disabilità sopravvenute a causa di traumi o gravi patologie, per cui si ritiene del tutto improprio ricondurre gli interventi di supporto psicologico ai Dipartimenti di Salute Mentale.
Presa in carico inadeguata per l’infanzia e l’adolescenza - Relativamente al secondo capitolo “Salute mentale in infanzia e in adolescenza, transizione dai servizi per l’infanzia e l’adolescenza ai servizi per l’età adulta, accesso e continuità di cura”, si sottolinea il grave errore di linguaggio nel riferirsi all’ambito della Salute Mentale dell’Età Evolutiva con il termine, assai riduttivo di “Neuropsichiatria dell’Infanzia e Adolescenza”. Riscontriamo in atto una pericolosa tendenza a rinominare in tal modo i servizi che si occupano della fascia d’età 0-18 anni, a dispetto del lavoro complesso, multiprofessionale e quasi per nulla riconducibile alla professione medica che si realizza in tali servizi. con il conseguente rischio di una presa in carico inadeguata di tutte le problematiche dell’età evolutiva, in primis quelle legate all’esplosione del disagio adolescenziale che tutto è tranne un fatto medico. Si propone, pertanto, il ricorso al termine “Salute Mentale dell’Età evolutiva”.
Si segnala la forte carenza di posti letto per acuzie rivolti ai giovani con la conseguenza che, spesso, adolescenti in stato di sofferenza psichica acuta, che avrebbero bisogno di essere accolti in ambiente protetto ed adeguato all’età, si ritrovano ricoverati in reparti di diagnosi e cura per adulti, con aumento della valenza traumatica della crisi. Ne deriva la necessità di una riorganizzazione in grado di assicurare una gestione delle acuzie che sia rispettosa della specificità dell’età adolescenziale e sappia accogliere la sofferenza in modo non esclusivamente farmacologico, prevedendo interventi integrati sin dal momento del ricovero ed in stretta integrazione con i Servizi Territoriali competenti. Tenendo presente le dimensioni crescenti della sofferenza dei giovani, nelle loro diverse declinazioni (dipendenze, disturbi alimentari, tendenze autolesive ed anticonservative, ansia e depressione etc.), si chiede che il Piano preveda la realizzazione, in ogni ASL, di un servizio a bassa soglia al quale si acceda non per il tipo di patologia, ma per l’età (fascia 14-25 anni), in stretto raccordo con tutti i servizi specialistici presenti (Servizi per l’Età Evolutiva, CSM, SerD, etc). In tali strutture potrà essere garantito un primo qualificato ascolto ed approfondimento valutativo.
Separare le funzioni di cura dal controllo dei detenuti - Per quanto riguarda il terzo capitolo “Salute Mentale per le persone detenute/imputabili e per le persone affette da disturbi mentali autrici di reato in misura di sicurezza” concordiamo con l’esigenza di potenziare la presenza di Articolazioni per la Salute Mentale in carcere, per supportare i detenuti con sofferenza psichica. Le criticità della presa in carico di persone affette da disturbi mentali autori di reato, dopo la giusta chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, comporta la necessità di separare in modo netto le funzioni di cura da quelle di controllo e custodia, intervenendo sulla normativa in materia, per lasciare ai Servizi di Salute Mentale e agli operatori l’esclusiva responsabilità della cura.
Ciò significa anche superare il principio che sottende la cosiddetta “posizione di garanzia”, depenalizzando la responsabilità professionale degli operatori sanitari che hanno in trattamento utenti autori di reato. Relativamente alla gestione dei casi di gravi disturbi antisociali di personalità, spesso non immediatamente disponibili alla cura, si propone di realizzare moduli terapeutici all’interno di contesti contenitivi, realizzabili anche all’interno delle carceri. Si propone, inoltre, la previsione di strutture residenziali per pazienti autori di reato con gravi psicopatologie, che risultino collaborativi alla cura e che potrebbero essere presi in carico all’interno di moduli di cura con un numero di 8-10 posti.
Potenziare le risorse umane e le strutture - A conclusione delle nostre osservazioni, il Coordinamento sottolinea l’esigenza di potenziare in modo massiccio le risorse umane impegnate e strutture deputate a dare risposte ai bisogni di salute psicologica dei Cittadini e delle Comunità, in modo strutturale. Rilanciamo, con voce forte, la proposta della destinazione annuale di almeno il 5% del fondo sanitario nazionale alla Salute Mentale, così come già stabilito - ma mai realizzato - nel 2001 dalla Conferenza Unificata.
Allo stesso modo, va trovata adeguata copertura alle risorse necessarie per quei bisogni di salute psichica che non rientrano all’interno dei Dipartimenti di Salute Mentale, quali i Consultori, la psicologia ospedaliera, la psicologia di primo livello, etc. Infine, come Psicologi Direttori di Strutture Complesse chiediamo che venga applicato in tutte le Regioni quanto previsto dalla legge n. 176 del 2020, che istituisce la “Funzione Aziendale di Psicologia” la quale potrebbe svolgere quell’importante funzione di raccordo tra l’approccio “One Health” ed i servizi specialistici di secondo livello, in virtù della sua dimensione trasversale ai diversi servizi del SSN”.
*Portavoce del Coordinamento Nazionale Psicologi Direttori di Struttura Complessa del Ssn











