di Barbara Morra
La Stampa, 22 gennaio 2015
È accusato di aver rubato soldi dalle lettere che i parenti indirizzavano ai detenuti nel carcere di Saluzzo. Per questo l'assistente capo di Polizia penitenziaria Massimo Concu - in tribunale a Cuneo - era a processo per peculato. I giudici lo hanno condannato a 3 anni e nove mesi di carcere con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Dovrà anche pagare i danni ai tre detenuti che si sono costituiti parte civile: 1.000 euro ciascuno. I carcerati, nel 2012, lamentavano di non ricevere una parte della posta. Vennero fatti controlli interni e i dubbi caddero su Concu.
"Non aveva il compito di controllare la posta - ha spiegato un collega ai giudici - ma poteva chiedere ai sottoposti di consegnargliela". "In realtà - ha aggiunto - i detenuti non possono ricevere e maneggiare denaro contante. Se un agente ne trova nelle lettere deve aprirle in presenza di un collega e depositare il denaro su un conto apposito. Il problema è nato quando i detenuti hanno lamentato di non ricevere proprio la corrispondenza, cioè le missive che gli venivano inviate dall'esterno".
Per smascherare il responsabile, nell'ufficio del casellario le buste venivano fotocopiate: un modo per capire quali, poi, sarebbero mancate all'appello. L'ex comandante della casa circondariale: "Mettendole vicino a una lampada si evidenziava, in trasparenza, quali buste contenessero denaro. Senza aprirle prendevamo nota di quali erano e le rimettevamo nel mucchio: erano proprio queste a sparire".











