di Giulia Poetto
La Stampa, 15 marzo 2025
Ospite del progetto “Adotta uno scrittore” ha incontrato gli studenti dell’istituto Soleri Bertoni e i detenuti del carcere Morandi. Quando adotti una scrittrice col mal di carcere, lo fai consapevole di non essere vaccinato. Servirà tempo per capire se qualcuno degli studenti della quarta DB dell’Istituto Soleri Bertoni di Saluzzo che ieri mattina hanno incontrato la scrittrice Daria Bignardi sia stato contagiato, ma dal lavoro di scrittura che tutti hanno fatto dopo aver letto la sua ultima opera, “Ogni prigione è un’isola”, è evidente come questo abbia fatto quello che ci si aspetta da un libro, essere un buon compagno di viaggio nel mare della complessità.
Quello al Soleri Bertoni era il primo atto dei quattro previsti dal progetto “Adotta uno scrittore” del Salone del Libro di Torino; nel pomeriggio il secondo, nel quale Bignardi ha dialogato presso la casa di reclusione “Rodolfo Morandi” di Saluzzo con detenuti studenti del liceo artistico della sezione distaccata del Soleri Bertoni. Venerdì 11 aprile Bignardi tornerà al Morandi per il terzo atto, e con lei ci saranno gli studenti della quarta DB; chissà che la scrittrice non trovi il tempo per visitare anche la Castiglia di Saluzzo, carcere fino al 1992.
L’incontro al Soleri Bertoni, al quale erano presenti la vicepreside Carla Bianco, la professoressa Laura Carletti e le volontarie Mariella Carena e Rossella Scotta, è stato un ping pong tra due che si sono messi in gioco - Bignardi con il libro, gli studenti con la sua lettura e le loro riflessioni. Lasciate da parte le note difficoltà strutturali, uno dei problemi più urgenti, il confronto ha toccato numerose questioni aperte del sistema carcere, compresa quella ontologica. “Così com’è, il carcere non serve: ci vuole un carcere diverso, con molte meno persone - ha detto Bignardi -. Fondamentali per sopravvivere in carcere sono le relazioni - con i compagni di cella, gli agenti, gli educatori, i volontari -, perché la condizione più crudele e vicina alla tortura è quella dell’isolamento”. Se è ormai pacifico che lo studio e il lavoro in carcere sono gli strumenti principali per abbattere il rischio di recidiva, c’è ancora molto margine di miglioramento sull’offerta lavorativa per le detenute donne, che rappresentano il 4% della popolazione carceraria: “Di solito sono lavori che hanno a che fare con la cucina o la sartoria: sarebbe ora di andare oltre gli anni Cinquanta”. Alla domanda sul perché le donne delinquono meno degli uomini, Bignardi ha risposto ipotizzando che sia in parte una questione di natura, in parte una questione di cultura.
Dal dentro al fuori, con il momento dell’uscita dal carcere, molto più difficile del previsto - “un detenuto di 24 anni, che dentro aveva le idee chiarissime su cosa avrebbe fatto una volta fuori, mi ha confessato in modo disarmante che il problema è quel giorno in cui esci, quando non sai se andare a destra, dritto o a sinistra”, e la difficoltà di riabituarsi alla libertà, direttamente proporzionale alla durata della detenzione: “Più a lungo sei privato della libertà, più tempo ci metti a riadattarti”. Così sulla libertà: “Occorre valutarne l’importanza e decidere di sceglierla”. Una decisione paragonata a quella tra luce e tenebre, raccontata nel Vangelo di Giovanni: “L’uomo tende alle tenebre, più interessanti, ma dopo esserci passato attraverso sceglie la luce, e ci si trova meglio”. La chiusura sull’esperienza del volontariato in carcere: “Io sto sempre bene quando vado in carcere per mille motivi, tra cui anche l’autenticità delle relazioni. È una cosa un po’ magica: tu dai tempo, e in cambio ricevi moltissimo”.
Oltre a Daria Bignardi, la 23ª edizione di “Adotta uno scrittore” ha portato in provincia di Cuneo Federico Vergari all’Istituto Comprensivo Sommariva Perno di Corneliano d’Alba e Morena Pedriali Errani all’Istituto Istruzione Superiore Cravetta Marconi di Savigliano; l’8 e il 9 aprile sarà la volta di Paola Zannoner all’ I.C. Papa Giovanni XXIII di Marene. Lunedì 19 maggio, all’interno della 37ª edizione del Salone del Libro di Torino, l’incontro conclusivo.











