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di Amedea Franco

La Stampa, 1 ottobre 2022

Un gigantesco televisore vintage occupa la scena. Sullo schermo scorrono immagini di “Carosello”, scene dai film “Johnny Stecchino” e “School of mafia”. Tra uno spezzone e l’altro sul palco di un’altra grande “scatola” vanno in scena ballo, recitazione e canto con successi come “Rumore” di Raffaella Carrà o “Figli delle stelle” di Alan Sorrenti. Al termine un monologo in siciliano. Al pubblico che non ha colto il significato di tutte le parole, l’attore spiega: “Cose nostre”.

Lo spettacolo, che ha come tema la mafia, è andato in scena martedì mattina nel teatro del carcere Morandi di Saluzzo, a cura dell’associazione di formazione e produzione teatrale Voci Erranti, con la regia di Marco Mucaria e Grazia Isoardi. Protagonisti una trentina di detenuti.

Fra il pubblico, oltre ad amministratori, rappresentanti delle Vallette di Torino e del carcere di Genova, la direttrice Giuseppina Piscioneri, il comandante commissario Lorenzo Vanacore, Valentina Dania, referente settore Cultura della Fondazione Crc, l’ente che ha contribuito alla realizzazione dello spettacolo. E ancora la dottoressa Antonella Giordano in rappresentanza del provveditore dell’amministrazione penitenziaria del Piemonte e Bruno Mellano, garante regionale dei detenuti.

Il nuovo spettacolo di Voci Erranti rientra nel progetto nazionale “Per Aspera ad Astra” promosso da Acri e sostenuto da 11 fondazioni bancarie. “Per noi oggi è un giorno di festa perché possiamo condividere questo momento con tanti amici che hanno creduto nei nostri “galeotti”. È un momento di “restituzione” alla comunità che ci ha supportati sia dal punto di vista spirituale che economico - ha esordito Grazia Isoardi -. Voci Erranti in questo carcere è entrata  20 anni fa”.

“La realtà carceraria saluzzese ha un’anima creativa alla quale vanno i miei complimenti” ha detto Antonella Giordano. “Il Morandi - ha aggiunto Mellano - è tra le realtà più significative del Piemonte, e mi è particolarmente cara”.

“Lo spettacolo, come sempre,  è la conclusione di un percorso annuale, il cui obiettivo è fare teatro come opportunità lavorativa. L’impegno è notevole: oltre agli attori ci sono 5 tecnici luci, di cui uno è professionista esterno, e 5 scenografi”, spiega il regista.

Al termine della rappresentazione un lungo applauso al talento di giovani che, sebbene abbiano preso la strada sbagliata, stanno cercando quella giusta: “Attraverso il teatro esprimo quello che non riesco a dire con le parole”, “Quando vai in scena hai sempre paura di fare brutta figura e quindi anche in cella continuo a ripetere la mia parte davanti allo specchio. Spesso le guardie, sentendomi recitare fino a tardi, controllano dallo spioncino per vedere con chi sto parlando”.

Fino a domenica alle 15 e in replica alle 17 lo spettacolo sarà proposto a ingresso gratuito. Info: 3403732192 e 3939095308. E come sempre, anche quest’anno alcune rappresentazioni saranno riservate alle scolaresche: “Gli alunni entrano in carcere e interagiscono con i detenuti-attori. Sono incontri sempre molto forti” ancora il regista.

Dopo lo spettacolo è seguita la visita al laboratorio dove nasce il “biscotto galeotto”. Anche questa iniziativa porta la firma di Voci Erranti: “Nel 2017 Voci Erranti diventa cooperativa sociale. I locali erano già predisposti. Quindi con l’aiuto della Fondazione Compagnia di San Paolo e di un pasticciere esterno abbiamo iniziato questa nuova avventura. Ad oggi il laboratorio ha 5 detenuti assunti, 2 con contratto a tempo indeterminato, due a determinato e uno in prova. Ci siamo aperti all’esterno grazie a punti vendita che espongono i nostri prodotti e stiamo valutando di ampliare il laboratorio. L’obiettivo è dare opportunità lavorativa, autosostenibilità” spiega Maria Andolina, capo area Educativa.

Da qui anche il progetto dell’orto con due detenuti retribuiti, e i  prodotti esposti a Terra Madre, “Fa la cosa giusta”, e mercato di Saluzzo, grazie al banco messo a disposizione dal Comune. Nell’orto c’è di tutto: dai lamponi, ai pomodori, a zucche giganti. Ma prima di raccogliere i frutti, sei mesi fa si è dovuto lavorare a lungo per preparare il terreno: “Era pieno di sassi e popolato da topi e conigli selvatici. Dopo aver tolto le erbacce,  abbiamo preparato il terreno” spiega un detenuto-giardiniere che aggiunge: “Non ero mai entrato in un orto, non sapevo nulla di questo lavoro. Oggi ho imparato che non basta buttare il seme, bisogna prendersene cura, come si fa con i figli, giorno dopo giorno. Averne cura. Solo così si raccolgono i frutti”.