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corrieredisaluzzo.it, 24 marzo 2026

È quanto emerso durante il convegno “Carcere oggi: 50 anni dopo la riforma”, di sabato 14 marzo nella sala Rovasenda della Castiglia. Non è stata casuale la scelta della location. Quel luogo, che oggi ospita la memoria del passato carcerario e la storia cavalleresca, è stato per oltre un secolo il carcere a Saluzzo, trasferito in Regione Bronda a metà degli anni Novanta. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, la casa di reclusione Rodolfo Morandi è diventata istituto di alta sicurezza. Il convegno ha messo a nudo le ferite di un sistema in crisi, dove le carenze ostacolano la funzione rieducativa della pena e il riscatto sociale dei detenuti. Il risultato è un inasprimento del confine tra carcere e mondo esterno. A dividere le due realtà non sono solo le sbarre, ma un muro invisibile di burocrazia e pregiudizi che scava un solco profondo tra reclusione e società civile.

Il professor Claudio Sarzotti, docente di Sociologia del diritto, ha illustrato la genesi della riforma e la storia dell’istituto penitenziario saluzzese: quello di Saluzzo è il primo carcere disciplinare in Piemonte, tra i primi in Italia. Ma è proprio sul concetto di “disciplina” che Sarzotti ha sollevato i dubbi più amari. Citando alcuni tra i principali medici, antropologi e criminologi, come Cesare Lombroso, il professore ha evidenziato come la carcerazione, spesso, provochi danni profondi alla capacità di risocializzazione.

“La pena - ha spiegato Sarzotti - serve per ricostruire la coscienza collettiva violata dal comportamento criminale. Ma come strumento di cambiamento individuale è poco efficace, quasi quanto la punizione fine a sé stessa nei bambini”. Del ruolo del volontariato in carcere e del percorso di recupero dei detenuti ha parlato il prof. Franco Prina, docente di Sociologia giuridica e della devianza, delegato per il polo penitenziario dell’Università di Torino che conta 170 studenti detenuti. Il suo intervento si è focalizzato sullo stigma sociale, definito come sanzione spesso più grave di quella istituzionale: “Il problema è dopo l’uscita dal carcere, quando il pregiudizio sull’individuo continua”.