di Lorenzo Boratto
La Stampa, 1 febbraio 2020
Lavoro e formazione sono le questioni più urgenti nelle quattro carceri della Granda. L'hanno ricordato i garanti comunali e regionale dei detenuti ieri in un incontro a Cuneo. Mario Tretola del Cerialdo: "Chi è in carcere ha il 70% di recidiva. Chi è sottoposto a pene alternative si ferma al 19%". Rosanna Degioanni della casa di reclusione di Fossano, unica del Piemonte a "custodia attenuata" (il Comune, con un bando che scade oggi, sta selezionando un nuovo garante): "Tanti detenuti chiedono di venire a Fossano nell'illusione di avere un lavoro, un percorso di formazione e crescita, ma i progetti restano solo sulla carta".
L'ex garante di Saluzzo, Bruna Chiotti: "I detenuti fanno richiesta incessante e continua di lavoro. Che sia dignitoso". Il neo Garante di Saluzzo, Paolo Allemano, ha ricordato poi il corso del liceo Soleri attivo nel carcere e che "otto detenuti inizieranno a seguire un corso di laurea in Scienze politiche e Legge, però servono aule e collegamento Skype".
Per il carcere di Alba c'era il garante Alessandro Prandi; ha ricordato che da 4 anni resta chiuso il padiglione che era stato sgomberato per un'epidemia di legionella che aveva colpito detenuti e poliziotti penitenziari. I reclusi ora sono 44 e si è riusciti comunque a continuare la cura del vigneto interno al carcere, da cui nasce il vino Vale la pena, "una delle eccellenze dell'agricoltura sociale in Italia".
Il Garante regionale Bruno Mellano, promotore dell'incontro, ha spiegato che a Saluzzo da due mesi sono stati "sgomberati" i detenuti in media sicurezza per l'alta sicurezza (maggiore pericolosità), mentre ad Alba sorgerà una Casa lavoro da 20 internati, cioè chi ha già scontato la pena, ma è sottoposto comunque a misure di sicurezza perché ritenuto socialmente pericoloso. Smentita invece la costruzione di un nuovo padiglione a Fossano, come riportato nella relazione annuale: la notizia si riferisce al carcere di Asti.










