di Luca De Carolis
Il Fatto Quotidiano, 1 agosto 2019
In un mercoledì di afa a Palazzo Chigi mancano solo i sacchi di sabbia alle finestre. Tra gli affreschi e gli stucchi dal primo pomeriggio fino a notte tarda è battaglia tra gialloverdi, una delle peggiori. Perché Matteo Salvini, il vicepremier che ormai vuole tutto, muove guerra alla riforma della giustizia del Guardasigilli a 5Stelle Alfonso Bonafede per uccidere quella della prescrizione.
Per questo, guidato da Giulia Bongiorno, semina dubbi e distinguo contro il nuovo processo penale pensato dal ministro. Invoca le intercettazioni e la separazione delle carriere, assenti nel disegno di legge. Scuote la testa davanti alla riforma del Consiglio superiore della magistratura. Ma in testa Salvini e Bongiorno hanno innanzitutto la scadenza di fine anno: perché, secondo il Carroccio, senza la riduzione dei tempi dei processi entro dicembre, dal gennaio 2020 non può entrare in vigore la nuova prescrizione, quella che congela il decorrere dei tempi dopo la sentenza di primo grado.
Una novità prevista dalla legge Spazza-corrotti. Ma la norma che c'è già, nero su bianco, è eresia per la Lega e per la penalista Bongiorno. E poi il Carroccio deve ingaggiare lo scontro su ogni cosa con i grillini, insistere sulla loro fragilità. Figurarsi se si può lasciare campo libero a un disegno di legge di Bonafede, numero due del M5S. Così è corpo a corpo, con Salvini che dà fuoco alle polveri con una diretta su Facebook: "Io ci metto la buona volontà, ma la sua cosiddetta riforma è acqua, non c'è uno scatto in avanti".
Serve altro, assicura, "una riforma vera e incisiva", mentre quella di Bonafede sarebbe piena di omissioni: "Non si parla di separazione delle carriere, delle assunzioni dei magistrati, dei criteri dei concorsi, delle promozioni".
E poi, continua, "non si tocca il tema delle intercettazioni". Ma soprattutto, accusa il ministro, "non si interviene sulle attenuanti generiche e sulla sospensione condizionale della pena. Ci sono spacciatori o stupratori che vengono condannati sulla carta, ma poi con la sospensione condizionale della pena fanno 24 ore di galera e poi tornano a spacciare e a stuprare".
Ed è il linguaggio preferito del leghista, sono i suoi slogan di sceriffo. Ottimi per azzannare, come e più del previsto. Perché il capo del Carroccio definisce i dettagli dell'assalto di prima mattina dopo una riunione con la ministra alla Pubblica amministrazione, il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone e Nicola Molteni, suo sottosegretario al Viminale.
Con loro decide di rilanciare, anche con una sua contro-riforma: "Separa le carriere, dimezza i tempi dei processi, premia chi merita e punisce chi sbaglia". Bonafede non gradisce e lo invita a farsi sotto: "Ci vediamo in Cdm, non su Facebook e, forse potrò finalmente sentire le argomentazioni, visto che in pre-consiglio nessuno ha detto nulla".
Tira aria da stracci, e allora Conte convoca un pre-vertice con Di Maio e Salvini, a cui poi si aggiunge Bonafede. Così il Consiglio, previsto per le 15, slitta di un'ora abbondante. Ma la riunione non porta a nulla. Tanto che il Cdm parte attorno alle 16.30 ma viene subito sospeso, secondo fonti di Chigi per "motivi tecnici" (provvedimenti urgenti tra cui scioglimenti di Comuni, pare). La pausa serve anche per cercare un accordo sul ddl, con Conte e i ministri che discutono fitto assieme ai rispettivi tecnici.
Oltre due ore dopo si riparte, con i 5Stelle che spargono ottimismo: "C'è l'intesa, a breve ci sarà una conferenza stampa con Conte e Bonafede". Ma gli addetti di Palazzo Chigi lavorano a vuoto, perché nel Cdm la tensione sale e i nodi si ingarbugliano. Conte si rivolge ai leghisti, più volte: "Fatemi le vostre proposte".
Ma di proposte concrete, dicono fonti di governo, nonne arrivano. Solo tanti appunti. Fino a un duro scontro tra Bonafede e Bongiorno, in punta di diritto. "Alla Lega non piacciono le norme sul processo penale" raccontano dal M5S. Così si va avanti, fino a tarda notte. Nella trincea tra presunti alleati.










