di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 21 luglio 2026
Il leader leghista, dopo aver visitato in carcere il gioielliere e proposto la sua candidatura, ha depositato la proposta per la difesa senza limiti. La proposta di legge porta la firma del senatore leghista Claudio Borghi, ma il marchio politico è quello di Matteo Salvini. L’atto parlamentare del leader della Lega dopo il caso Mario Roggero arriva infatti nel pieno della tempesta suscitata dalla condanna definitiva del gioielliere di Grinzane Cavour e traduce in norma la linea dettata negli ultimi giorni dal vicepremier: nessun limite sostanziale alla legittima difesa quando si reagisce a un’aggressione armata nel proprio domicilio o nel luogo di lavoro. Un’accelerazione che, oltre a riaprire un delicatissimo fronte giuridico, produce un effetto immediato sugli equilibri della maggioranza, costringendo gli alleati a rincorrere una linea sempre più spostata a destra.
Il testo depositato in Senato modifica l’articolo 52 del codice penale introducendo una causa speciale di non punibilità per “qualsiasi reazione” posta in essere nell’immediatezza di un’aggressione a mano armata in casa, nel negozio o nel proprio esercizio professionale, prescindendo dalla proporzionalità dei mezzi impiegati, dalla permanenza del pericolo e perfino dalla natura strettamente difensiva della condotta. Una formulazione destinata a superare di fatto il principio sul quale continua a reggersi l’attuale disciplina, nonostante le modifiche introdotte nel 2019, e che nasce esplicitamente anche sulla scorta del caso Roggero.
La scelta dei tempi è tutt’altro che casuale. Da quando il gioielliere è entrato nel carcere di Bollate, Salvini si è mosso con una rapidità che gli ha consentito di occupare la scena: due visite al detenuto, l’annuncio della volontà di candidarlo alle prossime elezioni, il sostegno alla richiesta di grazia e infine il deposito del disegno di legge costituiscono tasselli di una strategia da tempo agognata. Una sequenza che ha permesso al leader leghista di prendere un vantaggio evidente sia su Fratelli d’Italia sia sul partito del generale Roberto Vannacci, costretti entrambi a inseguire. Non è un caso che anche il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, abbia scelto di recarsi a Bollate per incontrare Roggero, mentre oggi il gioielliere ha ricevuto la visita della moglie e delle figlie.
Il partito che vive con maggiore difficoltà questa situazione è Forza Italia. Gli azzurri condividono la richiesta di grazia per Roggero e continuano a sostenere la necessità di impedire che i familiari dei rapinatori possano ottenere risarcimenti, ma tracciano una linea rossa sul terreno della legittima difesa. Il viceministro della Giustizia Paolo Sisto liquida il testo della Lega come “inaccettabile”, denunciando il rischio di uno stravolgimento dei principi del diritto penale e contestando anche il metodo seguito da Salvini, accusato di voler riscrivere norme fondamentali sull’onda dell’emotività. Ancora più esplicito il vicesegretario Stefano Benigni, secondo cui non si possono modificare regole così delicate ogni volta che un fatto di cronaca scuote l’opinione pubblica. La mediazione proposta da Forza Italia resta quella già sostenuta in passato: eliminare gli indennizzi ai familiari dei criminali, senza però trasformare la legittima difesa in una sorta di licenza generalizzata all’uso della forza.
È una posizione tutt’altro che semplice. Da un lato Forza Italia non può permettersi di apparire distante da un sentimento largamente diffuso nell’elettorato del centrodestra, alimentato dalla vicenda Roggero. Dall’altro rappresenta ormai l’unica componente della coalizione che continua a rivendicare un’impostazione garantista e liberale anche in materia penale. Il rischio, per Tajani, è quello di trovarsi schiacciato tra la spinta identitaria della Lega e una Fratelli d’Italia che, pur con maggiore prudenza, finisce inevitabilmente per accodarsi.
Salvini, intanto, continua a respingere le accuse di voler introdurre il Far West, assicurando che nessuno intende legittimare vendette private ma ribadendo che il codice penale deve distinguere in modo sempre più netto chi si difende da chi aggredisce. È il linguaggio della campagna elettorale già iniziata. A un anno dal voto, la concorrenza interna al centrodestra non si combatte più soltanto sulle alleanze o sui candidati, ma soprattutto sull’occupazione dei temi simbolici. E oggi quello della sicurezza, della legittima difesa e del caso Roggero porta soprattutto la firma di Matteo Salvini.
A rafforzare ulteriormente la posizione del leader leghista è arrivato perfino l’inaspettato endorsement di Elon Musk. Il patron di Tesla, intervenendo su X, ha definito “una follia” la condanna di Roggero, sostenendo che “il giudice e il pubblico ministero sono coloro che meritano questa condanna”. Un intervento immediatamente valorizzato da Salvini, che ha spiegato di non avere sollecitato Musk ma di considerare significativo che “la distinzione tra chi si difende e chi offende arrivi anche al di là dell’oceano”. Un assist politico che ha contribuito ad amplificare la campagna del leader della Lega proprio mentre un alleato e un concorrente politico cercavano di recuperare terreno, in questa gara a guadagnarsi il favore della pancia del Paese.










