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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 11 gennaio 2025

Pressing della Lega per l’approvazione del testo fermo al Senato. Cerca una leva nei recenti fatti di cronaca - e confonde i decreti con i disegni di legge - il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, per tentare un nuovo pressing sul ddl Sicurezza attualmente fermo al Senato per le evidenti criticità e incostituzionalità che lo potrebbero far tornare alla Camera per una terza lettura. La speranza del leader della Lega è di recuperare, grazie alla norma-bandiera, qualche punto di gradimento in una destra dove attualmente regna sovrana incontrastata Giorgia Meloni.

“Con l’approvazione definitiva al Senato dei nuovi decreti sicurezza - conto il prima possibile - diventerà finalmente legge la proposta della Lega che aumenta la tutela legale degli agenti (e dei Vigili del Fuoco) finiti a processo per fatti inerenti al servizio raddoppiando il sostegno economico alle spese legali”, scrive Salvini sui social in un post di commento alla “commovente solidarietà di tanti cittadini italiani e stranieri a sostegno del maresciallo Luciano Masini”, il carabiniere indagato per eccesso di legittima difesa per aver ucciso a colpi di pistola - nella notte di capodanno a Villa Verucchio - Muhammad Sitta, l’attentatore 23enne egiziano che aveva accoltellato quattro passanti a caso. Meloni ha ringraziato il militare durante la conferenza stampa di inizio anno e ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto ha disposto per il maresciallo Masini un “encomio solenne”. A Salvini non resta che accodarsi.

Così, un ddl “omnibus” che in 38 articoli introduce 13 nuovi reati e una gran quantità di aggravanti in campi diversissimi - dalle detenute madri ai blocchi stradali, dalle occupazioni alla canapa, dall’accattonaggio al terrorismo - con una tale noncuranza del diritto penale e dello Stato di diritto da allarmare il Colle e pure il Consiglio d’Europa, diventa per la Lega di governo l’”unico strumento oggi in grado di tutelare e difendere il sacrificio di servizio e dedizione delle nostre Forze di Polizia”, come ha sottolineato ieri anche il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni. Secondo il quale “una immediata e rapida approvazione del Ddl Sicurezza” equivale a un’espressione di “vicinanza, stima e la conferma di un impegno concreto a tutela delle nostre Forze dell’Ordine”.

Infatti nel Ddl Sicurezza sono numerose le norme che - indipendentemente dalla loro applicabilità - strizzano l’occhio ai sindacati più agguerriti delle divise. C’è il nuovo reato, con pene fino a 16 anni di carcere, di lesioni personali a un agente o un ufficiale nell’adempimento delle sue funzioni; c’è l’aggravante per violenza o minaccia a pubblico ufficiale (ulteriormente aumentata per chi lo fa “al fine di impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica”); c’è la “possibilità” di dotare gli agenti di videocamere (senza l’obbligo di accenderle).

Negli articoli 22 e 23 è poi prevista la copertura finanziaria delle spese legali per i poliziotti, i militari e i vigili del fuoco che siano chiamati a giudizio per il loro operato, salvo rivalsa al termine del procedimento in caso di condanna. Per soddisfare la polizia penitenziaria, il testo prevede anche il nuovo reato di rivolta nelle carceri e nei Cpr, che si profila anche in caso di resistenza passiva a un ordine. Infine, a tutela della sicurezza del personale di polizia (in questo caso, stranamente, senza casi di cronaca a sostegno), ogni agente è autorizzato a portare senza licenza armi personali diverse da quelle in dotazione. Manca, nel ddl, il sia pur minimo accenno alla formazione (oltre che al reclutamento) di nuovo personale in grado di garantire sicurezza nel rispetto delle regole auree della democrazia.