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di Leo Lancari

Il Manifesto, 26 luglio 2022

Per la campagna elettorale il leader leghista rispolvera vecchi slogan e annuncia una visita a Lampedusa. Ma rischia di arrivare tardi. Fino a pochi giorni fa, quando ancora faceva parte della maxi maggioranza che sosteneva Mario Draghi a Palazzo Chigi, per Matteo Salvini le priorità riguardavano l’inflazione, le bollette e i salari degli italiani.

Adesso che il vento della campagna elettorale ha ricominciato a spirare, e anche veloce, il segretario della Lega preferisce tornare a spingere sui vecchi e sempre buoni cavalli di battaglia del Carroccio, parlando alla pancia dell’elettorato leghista: “Basta clandestini, appena al governo faremo nuovi decreti sicurezza e difenderemo i confini dell’Italia”, ha promesso durante un comizio tenuto a Domodossola.

Parole d’ordine riprese ieri anche dal sottosegretario leghista all’Interno Nicola Molteni: “37 mila sbarchi dall’inizio dell’anno in Italia, 9 mila nel solo mese di luglio, il centro di accoglienza (di Lampedusa, ndr) è in emergenza. La priorità per la Lega di Salvini è il ripristino dei decreti sicurezza”. Parole d’ordine semplici, rese ancora più facili dall’aumento di sbarchi registrato negli ultimi giorni a Lampedusa dove ieri mattina si contavano ancora 1.700 uomini, donne e bambini ammassati nel centro di Contrada Imbriacola.

Nei prossimi giorni Salvini sarà sull’isola delle Pelagie invitato dal vicesindaco della Lega. Il segretario dovrebbe farsi vedere il 4 e 5 agosto, ma rischia di arrivare tardi. Come già successo nei giorni scorsi, anche in questo caso Viminale e ministero della Difesa hanno disposto l’invio della nave Diciotti della Guardia costiera per trasferire i migranti nei porti siciliani, dove poi verranno smistati. Entro questa mattina - assicurano fonti del ministero dell’Interno - verranno trasferiti mille migranti, 600 dei quali sono partiti ieri sera dall’isola a bordo della Diciotti. Le operazioni di trasferimento proseguiranno stasera e domani con l’impiego di traghetti di linea e di unità navali della Marina militare e della Guardia costiera, mentre sempre al Viminale si sta mettendo a punto il noleggio di una nave da utilizzare per eventuali emergenze future.

Il paradosso è che a Lampedusa governa da giugno scorso una giunta di centrodestra che negli anni scorsi non ha certo risparmiato critiche alla passata amministrazione. Ma che adesso - messa alla prova dei fatti - sembra avere difficoltà a gestire la situazione. “Rispetto a prima la macchina dell’accoglienza si è inceppata”, accusa non a caso l’ex sindaco Totò Martello, oggi capogruppo del Pd in consiglio comunale. “Sono preoccupato nel leggere alcune dichiarazioni in cui si ricomincia a parlare di difesa dei confini: il tema della gestione dei flussi migratori è troppo serio e delicato per essere sfruttato per la propaganda elettorale”.

Difficile dare torto all’ex sindaco. Sole e mare piatto da soli non bastano a spiegare il numero di barche e barchini che da giorni attraversano il Mediterraneo e le tragedie che troppo spesso le accompagnano (ieri la procura di Messina ha confermato la morte per il caldo e la sete di cinque uomini che si trovavano a bordo di un peschereccio soccorso domenica dalla Guardia costiera). Dietro l’afflusso di migranti (ieri sull’isola ci sono stati altri nove sbarchi) ci sono le crisi politiche di Libia e Tunisia, l’emergenza alimentare e quella climatica, solo per citare alcuni dei motivi che spingono centinaia e centinaia di disperati a prendere il mare ogni giorno.

E per quanto si vogliano difendere i confini, come promette la Lega, è difficile, se non impossibile fermarli. Non a caso, fanno notare al Viminale, ad arrivare in gran numero sono soprattutto tunisini ed egiziani.

In tutto questo qualcosa di buono che si muove c’è. La piattaforma europea - frutto dell’accordo del 10 giugno scorso sulla distribuzione dei migranti e che deve incrociare la domanda con le offerte di accoglienza, è ormai pronta e dovrebbe cominciare a funzionare nei prossimi giorni. I Paesi che si sono detti pronti ad accogliere i migranti - sia richiedenti asilo che economici - sono 21 per complessivi 10.000 posti l’anno.

Sono ancora in mare in attesa di un porto, infine, le navi delle ong. La Ocean Viking di Medici senza frontiere, ieri ha soccorso altre 80 persone che si trovavano a bordo di un gommone quasi sgonfio, a 40 miglia dalle coste libiche. Al momento a bordo ci cono in tutto 387 naufraghi. “Un centinaio di migranti - denuncia invece Sea Watch - salvati da nave Von Triton è stato trasferito su una motovedetta della Guardia Costiera libica e riportato nel paese nord africano”, compresi i “cadaveri di 4 persone che non sono sopravvissute alla traversata”.