di Niccolò Carratelli
La Stampa, 25 luglio 2022
Lui si vede già di nuovo al Viminale. Basta ascoltare il ritornello con cui ha iniziato la campagna elettorale o scorrere gli ultimi cinque tweet sul suo profilo, per capire che l’obiettivo di Matteo Salvini è tornare a fare il ministro dell’Interno.
Riprendersi il posto che ha perso nell’estate del 2019 sulla spiaggia del Papeete, il posto che negli ultimi tre anni è stato occupato da Luciana Lamorgese, sul cui operato non ha mai risparmiato critiche, chiedendone le dimissioni almeno una volta a settimana. Promette anche la pace fiscale, la flat tax, la riforma delle pensioni con “quota 41”, ma il leader della Lega resta convinto che i tasti da toccare per provare a recuperare consensi e risalire nei sondaggi siano i soliti: sicurezza, difesa dei confini, rimpatrio dei migranti. Il repertorio classico, quello che gli ha consentito di prendere un partito ridotto al 4% e portarlo in pochi anni oltre il 30%. Altri tempi, ma è inutile inventarsi altro, ragionano nello stato maggiore leghista: chi vota (o votava) Lega si aspetta questo.
La sceneggiatura non originale è già scritta, con un crescendo di dichiarazioni nelle ultime ore: “Se andremo al governo porteremo come prima proposta un nuovo decreto sicurezza e l’impegno a zero clandestini in giro per le nostre strade. Per i clandestini biglietto di sola andata per tornarsene a casa”, ha scandito Salvini sabato sera dal palco della festa della Lega a Domodossola. Ieri, poi, quattro tweet a poca distanza uno dall’altro. Il primo a commento della notizia di una violenza sessuale subita da una tredicenne vicino a Genova, per cui è stato denunciato un 17enne migrante egiziano: “Clandestini e finti profughi, spacciatori e stupratori: dal 25 settembre tutti a casa!”.
Poco dopo viene postato un cartello, con la foto di un barcone di migranti e la faccia di Lamorgese, accompagnati da un appello eloquente: “15 sbarchi con 411 arrivi, Lampedusa di nuovo nell’emergenza. Ridateci Salvini a difendere i confini”.
Un paio d’ore dopo, altro cinguettio a rafforzare il concetto: “Più morti, più sbarchi, più soldi per i trafficanti significa più sofferenze per tutti. Bisogna cambiare, si può cambiare. Col voto degli Italiani, dal 25 settembre tornano sicurezza e coraggio”.
Infine, il video dell’aggressione subita da un ragazzo per strada a Napoli, pare a opera di due giovani africani, e la facile invettiva: “Immagini che dimostrano quanto le nostre città siano insicure con un ministro non all’altezza. Basta! Con il voto del 25 settembre il nostro Paese deve tornare a essere sicuro: basta buonismo di sinistra”.
Il segnale è arrivato forte e chiaro, da Nord a Sud. “Dal 25 settembre torniamo a controllare i confini e riportiamo l’ordine a Milano e nelle altre città”, dice Fabrizio Cecchetti, vice capogruppo leghista alla Camera e coordinatore della Lega lombarda. Mentre da Napoli, commentando l’incendio scoppiato ieri mattina in un campo rom a Scampia, il coordinatore partenopeo della Lega, Severino Nappi, avverte: “Con Salvini al governo smantelleremo quel campo”.
Il ritorno alla ruspa, insomma, all’epoca dei porti chiusi per fermare gli sbarchi. Il cui lascito è anche un processo con l’accusa di sequestro di persona per il caso Open Arms: la prossima udienza a Palermo è prevista il 16 settembre, una settimana prima del voto, e c’è da scommettere che Salvini proverà a trasformarla in un altro appuntamento della sua campagna elettorale. “L’idea è quella di ripristinare i decreti Salvini nella loro versione originaria”, spiegano dallo staff del segretario leghista.
Per capirci, ad esempio, una probabile nuova stretta sulle condizioni per chiedere la protezione umanitaria e un’altra crociata contro le Ong che si occupano dei soccorsi in mare: i decreti prevedevano sanzioni a loro carico, fino al sequestro delle navi, misure poi abolite dal secondo governo Conte. “Ma l’impegno è anche sull’ordine pubblico, per garantire la sicurezza nelle città, con un’altra tornata di assunzioni straordinarie nelle forze dell’ordine, che Salvini aveva già fatto”, precisano dalla Lega.
Sul tema della sicurezza e del contrasto all’immigrazione, del resto, la compattezza del centrodestra è abbastanza granitica. Basti ricordare che Giorgia Meloni, di fronte ai porti chiusi da Salvini, aveva rilanciato con la proposta del blocco navale.
E sempre la leader di Fratelli d’Italia ieri ha pubblicato un tweet perfettamente sovrapponibile a quelli dell’alleato leghista: un video dell’aggressione davanti alla stazione di Milano, autore sempre un migrante africano, e una domanda retorica: “A quante altre aggressioni e violenze dovremo assistere per ammettere che in Italia c’è un enorme problema sicurezza? Non c’è più tempo da perdere”. Almeno su questo punto, nel caso, Giorgia e Matteo avranno poco da discutere.










