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di Maria Brucale*


Ristretti Orizzonti, 21 agosto 2019

 

L'edificio della Casa di reclusione di San Cataldo è stato costruito nel 1920. Dapprima destinato ad orfanotrofio, poi adibito a carcere, presenta gravi carenze strutturali connaturate soprattutto alla vetustà ed alla mancanza di adeguati interventi di ristrutturazione.

Il personale penitenziario è composto da 57 unità di assegnazione sulle 61 previste dalla pianta organica. L'assistenza sanitaria è fornita con turni h 12, dalle 08.00 alle 20.00. Di notte le emergenze vengono gestite dalla guardia medica.

Il dato è allarmante, e per le attese cui inevitabilmente si costringono i detenuti che manifestano una urgenza sanitaria, e perché la guardia medica è deputata a coprire le esigenze di circa 20.000 abitanti.

All'esterno, sotto un'altissima palma secolare, si trova una scultura a rilievo che ritrae i Giudici Falcone e Borsellino realizzata da una persona detenuta. Ci accoglie il Commissario coordinatore Carlo Di Blasi Petrantoni che sarà la nostra guida insieme al Direttore in missione, Dott. Valerio Pappalardo.

Il carcere ospita circa 115 persone. Tra loro una decina hanno dipendenze da droga, tre sono in terapia metadonica; una è insulinodipendente, una quindicina manifestano disagi psichici. Il contratto dello psichiatra è scaduto da due mesi e la figura non è stata ad oggi ripristinata.

Attraversiamo i primi locali, appena realizzati anche con l'apporto del lavoro dei ristretti che hanno curato l'impianto elettrico e la muratura: un moderno polo didattico, con aule spaziose dotate di lim con touch screen, che sarà fruibile da settembre. Al polo si accede tramite tornelli videosorvegliati dotati di riconoscimento biometrico idoneo ad identificare gli iscritti ai corsi.

L'istituto è formato da due sezioni. Una ospita il reparto isolamento e l'infermeria, l'altra la rimanente parte della popolazione ristretta. Soltanto nel settore 'isolati' non c'è la doccia in cella.

I muri dei locali sono logori e cadenti e il reparto di infermeria necessita di una massiccia opera di recupero. Veniamo informati di un finanziamento già erogato per la ristrutturazione che dovrebbe, dunque, essere avviata in tempi brevi.

Tutte le stanze presentano una gravissima criticità. Le finestre, nella parte bassa, sono coperte da pesanti pannelli di ferro che oltre a rendere l'atmosfera dello spazio abitato opprimente, d'estate si arroventano e rendono i locali incandescenti.

Le odiose barriere, che rispondono ad esigenze di sicurezza e tendono ad inibire la comunicazione dei reclusi con gli abitanti degli edifici vicini, potrebbero essere facilmente sostituite con schermi o griglie di materiale più leggero ma occorrono risorse economiche purtroppo indisponibili.

Nelle celle gli sgabelli hanno gli schienali. Segnali di attenzione e di rispetto che colpiscono. In carcere non esiste il superfluo e, troppo spesso, neppure il necessario a garantire condizioni di vita accettabili. I televisori non sono incassati nel muro ma con video a schermo piatto e di dimensioni adeguate alla scopo. Ci sono, ancora, piccoli frigoriferi che consentono ai detenuti di godere di acqua fresca e di conservare il cibo impedendo che si deteriori e si sprechi.

È in funzione un servizio di lavanderia che è usato soprattutto da chi è distante dalla propria famiglia e non può effettuare frequentemente il cambio della biancheria.

Il personale è cortese e attento alle necessità dei ristretti. L'area educativa funziona e garantisce tempi rapidi nella elaborazione dei programmi trattamentali. Purtroppo gli assistenti sociali sono assai poco presenti. Dalla introduzione della messa alla prova per adulti, le visite in carcere non sono considerate una priorità. Peraltro, sebbene protocolli locali escludano un intervento sistemico dell'Uepe nelle relazioni di sintesi, è evidente che senza le verifiche degli assistenti sociali, le istanze di misure alternative giungono ai magistrati e ai tribunali di sorveglianza monche di una parte essenziale che deve essere integrata in sede istruttoria e comporta inevitabilmente un grave ritardo nelle decisioni e, di conseguenza, nella fruizione dei benefici richiesti.

Il lavoro è una nota dolente. Poche sono le persone impiegate e con una turnazione che garantisce una continuità di non più di quaranta giorni. È evidente che una occupazione così gestita non proietta verso il futuro, non tende a creare professionalità spendibili nella vita libera ma soltanto a riempire un tempo inerte.

L'aspetto seriamente patologico, in ragione del quale molti detenuti lamentano condizioni di vita inaccettabili, afferisce alla convivenza forzata con tante persone diverse per età, provenienza, abitudini. Alcune celle dell'istituto ospitano fino a diciotto persone. C'è un solo servizio igienico nel quale due water sono posti uno accanto all'altro e separati a mezza altezza da un muretto di cemento. È impensabile garantire la dignità e la privacy in una condizione di disagio così lampante. I detenuti fanno turni a partire dalle quattro del mattino per fruire del bagno senza essere costretti ad una spiacevole e degradante promiscuità.

Tanti uomini in cattività trascendono comprensibilmente in frequenti tensioni e contrapposizioni per occasioni di contrasto che si palesano in qualunque situazione di condivisione duratura di spazi, anche in contesti abitativi liberi, e diventano esplosive se vissute in un ambito di coazione e di restrizione.

Le pareti di quasi tutti i locali sono cadenti e richiederebbero interventi di pulitura e ristrutturazione. Lo spazio destinato alle attività sportive all'esterno è inadeguato. I muri sono fatiscenti e circondati da un robusto filo spinato sul quale si notano improbabili decorazioni, i numerosi palloni esplosi che costringono i ristretti ad acquistarne quotidianamente di nuovi per non perdere la principale opportunità di svago.

L'area colloqui è gradevole ma poco areata. È attivo il sistema di collegamento via Skype per sostituire l'incontro con i familiari quando impossibilitati a raggiungere il proprio caro.

L'aria della c.d. "socialità" è ampia ma molto calda e logora. I servizi igienici sono pressoché inaccessibili. L'affaccio è su un cortile invaso da rifiuti ed escrementi di piccioni.

Anche la palestra è in pessime condizioni e abbisognerebbe di seri lavori di recupero e di nuovi strumenti ginnici.

Il carcere ha locali per la pittura e corsi di bricolage.

C'è un bel teatro, luminoso e capiente che ha visto impegnati i detenuti in apprezzate rappresentazioni alle quali anche pubblico esterno ha partecipato e presso il quale si sono svolte splendide iniziative come "al cinema con papà" in cui ai genitori reclusi è stato consentito, prima del colloquio, di vedere un cartone animato con i propri bambini.

C'è anche una chiesa imponente e curata all'interno della quale si trova un presepe realizzato con estrema cura dai detenuti, ricco di minuziosi particolari. Domus dei et porta coeli, si legge al suo ingresso.

Delegazione composta da: Rita Bernardini, Donatella Corleo, Gianmarco Ciccarelli, tutti del Partito Radicale, Maria Brucale, responsabile della commissione carcere, Camera Penale di Roma.

 

*Avvocato