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di Romano Francardelli

La Nazione, 26 novembre 2025

È stata la prima volta e non sarà neppure l’ultima volta che la giornata, meglio dire le giornate contro la violenza sulle donne hanno scavalcato il muro di cinta del carcere di alta sicurezza a Ranza di San Gimignano. Questa volta dunque quella voce forte e chiara contro la violenza sulle donne si è alzata (dalle celle) dall’Istituto di pena di Ranza e rimbalzate come un’eco fra una torre e l’altra dentro le mura di San Gimignano. Voci e applausi dalla platea della sala teatro del piccolo palcoscenico di Ranza (foto) in occasione della giornata internazionale per ricordare appunto l’eliminazione della violenza contro le donne. Anche dalla Casa di Reclusione di San Gimignano dunque dove sono ospiti quasi ogni giorno più di 300 detenuti nei padiglioni di alta sicurezza quella voce si è fatta sentire dal piccolo palcoscenico dentro lo spettacolo-evento alla maiuscola ‘Il rumore del silenzio’ messo in scena dalla compagnia teatrale ‘Casa di Reclusione di Ranza San Gimignano’, direzione artistica Empatheatre e regia di Alessandro J Bianchi.

Spettacolo che ha fatto presa “fra un silenzio a mezza voce e l’altra con alcuni dialoghi per esprimere il pensiero nel percorso di parole e assenze, per dare voce a ciò che il silenzio nasconde e trasformarlo in consapevolezza contro ogni forma di violenza”. Incontro culturale per ribadire anche da Ranza, ancora una volta, no alla violenza contro le donne di fronte ad una platea silenziosa e diversa dal solito e interrotta da applausi dei circa centinaio spettatori. Fra questi circa cinquanta detenuti, la direzione di Ranza con il ritorno a Ranza del direttore in pinta stabile il dottor Giuseppe Renna, il personale della Polizia Penitenziaria, i funzionari e dipendenti dell’area trattamentale, l’Associazione teatrale Empatheatre con il regista Alessandro Bianchi e qualche inviato esterno. Per il comune di San Gimignano a portare il saluto all’evento del sindaco Marrucci e della Amministrazione l’Assessora alle politiche sociali Daniela Morbis.

“Parlare di Pari Opportunità e Diritti con le persone detenute -ha ricordato - è un atto di profonda responsabilità civica. L’unico strumento che può trasformare l’isolamento in reinserimento è il dialogo. Ascoltarsi in un luogo come questo significa investire nel futuro di tutti: di chi racconta e di chi ascolta”. Per il direttore Giuseppe Renna dopo i ringraziamenti in questa rara occasione ha sottolineato fra l’altro, la bella collaborazione che già aveva avuto con il Comune tre anni fa nel periodo difficilissimo del Covid. E ancora non è scontato di un’amministrazione comunale presente e attenta alla casa di reclusione.