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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 8 aprile 2020

 

Risultato negativo al tampone effettuato a Bologna, ma positivo al secondo. L'associazione "L'altro Diritto" e il Garante locale del carcere toscano: "abbiamo chiesto di interromperli perché rischia di diffondere il virus. Ritorna con prepotenza il discorso della girandola dei detenuti ai tempi del coronavirus.

Se è vero, come ribadito dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che i trasferimenti sono limitatissimi e fatti in casi eccezionali, resta il dato oggettivo che ha destato comunque molta preoccupazione. Ieri, l'Associazione "L'Altro diritto", garante locale del carcere di San Gimignano, ha avuto notizia di un trasferimento di un detenuto proveniente dal carcere di Bologna che poi è risultato positivo al coronavirus.

Asintomatico, era risultato negativo al tampone effettuato a Bologna, ma poi positivo al secondo fatto a San Gimignano. Attualmente si trova in isolamento. Dura la reazione dell'Associazione: "Si mette a rischio la vita dei detenuti, in particolare dei molti già alle prese con patologie, e di tutto il personale penitenziario e sanitario".

Infine conclude: "È assurdo che, in un contesto in cui tutti i cittadini sono chiamati a restare a casa, i detenuti sono costretti a una pericolosa mobilità da istituto a istituto". Il Dap ha fatto sapere al garante locale che non stanno effettuando trasferimenti se non in casi eccezionali come questo. Ha sottolineato che al carcere di Bologna erano state rese inagibili 3 sezioni dopo le rivolte. Resta però sullo sfondo il rischio che detenuti asintomatici possano infettare anche gli altri istituti. Purtroppo, come questo caso dimostra, un solo tampone potrebbe non essere sufficiente per verificare la negatività al Covid 19. A questo si aggiunge il malumore e la preoccupazione dei detenuti e dei familiari stessi.

Il Garante nazionale delle persone private della libertà, nello scorso bollettino, ha evidenziato che "alle tensioni normali si aggiungono ora la preoccupazione per la salute di chi sta dentro e dei propri cari fuori e le aspettative rispetto alle misure messe in atto per contrastare il sovraffollamento. Le preoccupazioni possono facilmente trasformarsi in tensione e agitazione". Per questo il Garante auspica un intervento del legislatore affinché si elimini il sovraffollamento, visto che il ritmo del contagio all'interno delle carceri è ancora contenuto, ma in ascesa.

Ma sempre il Garante evidenzia un altro aspetto drammatico di questo periodo: i suicidi in carcere. Sono 17 dall'inizio dell'anno, di cui ben quattro negli ultimi dieci giorni (il 28 marzo nell'Istituto di Reggio Emilia, il 2, il 3 e il 5 aprile in quelli di Siracusa, Roma Rebibbia e Aversa). "Un crescendo che si inserisce certamente nel difficile contesto di una crisi sanitaria inimmaginabile per il Paese che, in un luogo chiuso e separato quale è il carcere, non può che acuirsi", ha osservato il Garante Nazionale.