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di Romano Francardelli

La Nazione, 24 marzo 2026

I detenuti di alta sicurezza di Ranza hanno scritto al Papa. Chiedono una visita privata fra le celle di alta sicurezza e dal Vaticano Papa Leone ha risposto lasciando la porta mezza aperta. Chissà. Silenzio e bocche cucite sul contenuto della lettera. In questi giorni all’ingresso principale super sorvegliato della casa di reclusione di alta scurezza di Ranza si è presentato l’Arcivescovo di Siena il cardinale Monsignor Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza Episcopale dei Vescovi della Toscana per portare il saluto della Santa Pasqua.

Alla comunità dei detenuti, alla direzione di Ranza, al personale di sorveglianza il cardinale Lojudice ha portato gli auguri del Santo Padre, Papa Leone. Sempre molto sentita la celebrazione del Cardinale con la tradizionale Santa Messa di Pasqua. Grande interesse però per la lettera che gli oltre trecento detenuti avrebbero inviato al Santo Padre.

Un’accorata lettera indirizzata al Santo Padre agostiniano e consegnata nelle mani del Cardinale. La risposta non si sarebbe fatta attendere, ma il contenuto resta riservato. Si parla, meglio dire si sussurra, che sarebbe stato chiesto al Papa agostiniano un particolare incontro privato all’Istituto di pena a Ranza e al monumentale convento di Sant’Agostino che al tempo priore generale agostiniano Robert Prevost è stato più volte in visita.

E il Papa nella “segreta” risposta ai detenuti non avrebbe chiuso la porta ad un possibile incontro, nello spirito di speranza. Nessuna conferma ufficiale di questo scambio epistolare, anche il cellulare del cappellano don Luca che assiste nella fede e altro le “anime” di Ranza, squilla e suona a vuoto.