di Edoardo Semmola
Corriere Fiorentino, 24 settembre 2019
"Questo di San Gimignano è il perfetto esempio al contrario di come dovrebbe essere un carcere". Così la volontaria Sofia Ciuffoletti, presidente dell'associazione Altro Diritto racconta la situazione in cui si trova il carcere di Ranza finito nella bufera per i presunti pestaggi ai danni di un detenuto tanto da veder indagati per il reato di tortura 15 agenti penitenziari. "Abbiamo raccolto noi i referti dei medici. Ma questo è anche un carcere malsano, isolato, dove nessuno vuole venire o restare".
"Quello di San Gimignano è l'esempio, ma al contrario, di ciò che un carcere dovrebbe rappresentare: un luogo di reinserimento sociale. Completamente isolato sia sul piano strutturale che relazionale, di servizi. Precario sul piano sanitario. Sperduto, nascosto alla vista. Immerso in un paesaggio bellissimo e al contempo estraneo a tutto il contesto. Se ti fai la doccia prendi delle malattie a causa delle infezioni batteriche nei pozzi. Bolle rosse su tutto il corpo. Non puoi bere, l'acqua non è potabile. Ci abbiamo messo anni per far risanare il secondo pozzo che pescava in acque putride e malsane, e si è rotto l'altro. Siamo punto e a capo".
Sofia Ciuffoletti questa realtà l'ha vissuta, e l'ha sofferta, per un anno e mezzo. Da quando ricopre il ruolo di presidente dell'associazione L'Altro Diritto, di cui è volontaria da anni, con compiti di consulenza extragiudiziale in tutti gli istituti di pena della Toscana e a Bologna. E in qualità di presidente è anche garante dei diritti dei detenuti proprio a Ranza, la Casa di reclusione di San Gimignano. "Se stai male - prosegue - rischi di non arrivare vivo in ospedale". Ma cambia poco perché "l'ex direttrice" ora rimossa dopo un'ispezione "impediva ai malati di uscire per le cure perché convinta che l'area sanitaria fosse di manica troppo larga". Lei aveva "un'idea di direzione del carcere di stampo ottocentesco".
L'elettricità c'è "solo quando funziona". L'allacciamento alle tubature comunali no: "Il paese è troppo lontano per essere conveniente portarci l'acqua". "Non è un carcere, è un serio problema di salute pubblica. È il posto da cui tutti vogliono fuggire: ma non i detenuti, parliamo di dirigenti, personale amministrativo, agenti. Fino a poco fa non c'era nemmeno un accesso pedonale, un marciapiede, nulla. Sei nel nulla". Sofia Ciuffoletti gli "effetti dei pestaggi" li ha visti con i propri occhi. Ha "raccolto le testimonianze" del personale medico che ha redatto i referti. La sentenza è chiara: "Erano attentissimi alla sicurezza. Pochissimo ai diritti".
L'Altro Diritto è una realtà nata in seno al corso di Sociologia del diritto all'Università di Firenze, fondata dal professor Emilio Santoro, che da anni si occupa di tappare le falle che l'amministrazione penitenziaria da sola non riesce a coprire: tutto ciò che capita o interessa la vita di un detenuto dal momento della sentenza a quello della sua liberazione. Dai colloqui con la famiglia alle pratiche per il lavoro, l'istruzione, l'Inps, i servizi di base, il rapporto con gli avvocati. Tutto ciò che va sotto il nome di "consulenza extragiudiziale". E ora, per la prima volta in Europa, è stata investita del compito di garante dei detenuti, proprio a San Gimignano. Nessun'altra associazione di volontariato era mai arrivata a ricoprire questa funzione.
"Non ci vuole venire nessuno, qui". Non gli agenti "che non vogliono vivere in una città pensata per i turisti, con i prezzi pensati per i turisti, dove paghi il posteggio uno sfacelo di soldi, e non vogliono andare a lavorare in un luogo inaccessibile, lontanissimo da tutto". Nemmeno i dirigenti: per anni hanno avuto "direttori reggenti a tempo parziale", da Grosseto, da Firenze, ora da Arezzo.
"È il problema maggiore - riflette Sofia - Da quando ho iniziato a venire qui, nel 2014, c'è stato un susseguirsi di direttori che non volevano rimanere per lo stesso motivo degli agenti: Ranza non è un posto dove vieni a vivere con la famiglia". È in questo clima che si sono verificati gli episodi di maltrattamenti, al limite del reato di tortura, su cui si indaga: "Gli agenti sempre sul piede di guerra, il malcontento è generale - spiega lei - con lotte di potere dentro le varie aree del carcere in assenza di una direzione stabile".










