di Matteo Lignelli
La Repubblica, 26 luglio 2024
La rabbia del Garante e dei professori. Sono state stanziate dalla Regione per i meritevoli e “requisite” agli studenti per recuperare i debiti delle spese con la giustizia. Le borse di studio stanziate dalla Regione Toscana non finiscono ai detenuti studenti universitari, cui sarebbero destinate, ma all’Agenzia delle Entrate che le pignora per il recupero delle spese di giustizia. È quanto accaduto a due reclusi del carcere di San Gimignano. L’ultimo caso si è verificato a giugno, portato a galla da alcuni docenti del Polo Universitario della Toscana, ma né loro né il garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani escludono che ci siano altre situazioni simili mai emerse.
“Uno studente detenuto nel carcere di San Gimignano ci ha riferito che, in data 7 giugno 2024, l’Agenzia delle Entrate gli ha notificato un “atto di pignoramento dei crediti verso terzi” con mandato per l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario di pagare direttamente all’Agenzia delle Entrate tutte le somme della borsa di studio”, denunciano in una lettera inviata alla Regione i quattro professori delle università toscane.
Il motivo? Recuperare i debiti dei detenuti relativi alle spese di giustizia, spese che lo Stato impone a chi viene condannato. Gli stessi docenti raccontano di un episodio analogo avvenuto un anno fa e avvertono riguardo al rischio che diventi “una prassi generalizzata, vanificando, di fatto, i considerevoli sforzi che la Regione Toscana compie per rendere effettivo il diritto allo studio delle persone detenute”.
Anche per il garante regionale alle carceri, Giuseppe Fanfani, si tratta “di una partita di giro di dubbia legittimità costituzionale”. I docenti delle università toscane citano l’articolo 34 della Costituzione, per il quale gli studenti “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” hanno diritto di raggiungere i più alti gradi degli studi. Un diritto reso effettivo anche grazie alle borse di studio. In questo caso, proseguono, “ci troviamo davanti al singolare paradosso per cui mentre un ente, la Regione, si attiva per la realizzazione del diritto, un altro ente, lo Stato, si attiva per impedirlo tramite il pignoramento della borsa di studio”.
Trattandosi di un finanziamento “strumentale all’esercizio di un diritto fondamentale” come quello allo studio, la borsa non può essere considerata un credito qualunque. Ecco perché il garante toscano Giuseppe Fanfani ha immediatamente spedito una lettera ai ministri Carlo Nordio e Giancarlo Giorgetti (Giustizia ed Economia), al capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Russo, e agli enti locali. La richiesta è di rinunciare “immediatamente” al pignoramento. “La questione pare tanto paradossale quanto ingiusta e socialmente inammissibile, oltre che contraria alla Costituzione e ad ogni buon senso” commenta Fanfani. “Ho scritto alle massime realtà istituzionali affinché pongano rimedio a una prassi così insensata”.










