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di Claudio Coli

Corriere di Siena, 5 gennaio 2023

Anche il personale del carcere sangimignanese di massima sicurezza di Ranza usufruirà del supporto di due psicologi pronti a supportare chi si trova a lavorare in un contesto, come si sa, particolarmente faticoso e complesso. Questo grazie al progetto dell’Azienda ospedaliera universitaria fiorentina di Careggi, finanziato con 24 mila euro per un anno dalla Regione Toscana, che prevede il coinvolgimento di due psicologi psicoterapeuti, i quali saranno impegnati in consulenze psicologiche, individuali e di gruppo, per il personale delle carceri toscane, quello di Sollicciano e Gozzini e Firenze, del Don Bosco a Pisa e come detto di San Gimignano, in Val d’Elsa. I professionisti saranno negli istituti una volta a settimana, mentre una mattina e un pomeriggio ogni sette giorni svolgeranno consulenze telefoniche o in videochiamata, con rapporti periodici da consegnare al centro di riferimento regionale sulle criticità relazionali.

“L’iniziativa intende rispondere con un’azione specifica al disagio di chi lavora negli istituti penitenziari” fa sapere la Regione Toscana, che ricorda di essere da anni impegnata sul tema, avendo nel 2012 attivato un osservatorio permanente sulla sanità penitenziaria, organismo di monitoraggio a cui partecipa il Centro regionale sulle criticità relazionali, in particolare per ciò che riguarda il benessere ambientale ed organizzativo e la prevenzione e gestione di eventi critici nelle carceri. “E’ un progetto sperimentale - aggiunge il direttore del carcere di San Gimignano Giuseppe Renna - avviato lo scorso anno e a cui è stata data continuità. Un’iniziativa importante a supporto del personale del carcere, basti pensare al fatto che a livello nazionale le carceri italiane registrano un altissimo numero di suicidi, fra i detenuti ma anche nel personale, e questa è una grossa problematica”.

Con l’inizio del 2023 si può tracciare un breve bilancio di come è stato vissuto l’anno da poco concluso nella casa circondariale valdelsana, in precedenza al centro di alcune questioni che l’hanno portata alla ribalta della cronaca, come ad esempio il caso del presunto pestaggio di un detenuto tunisino da parte di alcuni agenti. I sindacati della Polizia Penitenziaria in questo 2022 hanno segnalato alcuni episodi relativi all’intercettazione di alcuni oggetti non autorizzati giunti all’interno della struttura e destinati ai reclusi, circa 272 soggetti di cui 269 definitivi, per la gran parte con alle spalle reati legati all’associazione mafiosa.

“Nell’ultimo anno la situazione è stata relativamente tranquilla, diciamo non allarmante - sottolinea il direttore - i detenuti hanno però subito l’assenza di permessi premio e di misure alternative in attesa dell’entrata in vigore della nuova riforma sull’ergastolo ostativo”. La priorità assoluta per il 2023 è avere più operatori in servizio (sono 154 al momento): “Dobbiamo rimpolpare l’organico della Polizia Penitenziaria - sottolinea Renna - c’è carenza e dal 2019 abbiamo perso 30 elementi”. Approvvigionamento acqua ed energia, da tempo due talloni d’Achille della struttura, il punto: “Per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico stiamo costruendo un nuovo pozzo dell’acqua, per cui il problema è parzialmente risolto - evidenzia il direttore - per l’energia invece lavoriamo a dei progetti per ottenere un risparmio dei consumi”.