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di Luca Serranò


La Repubblica, 28 settembre 2019

 

Resta teso il clima nel carcere di San Gimignano, nel Senese dopo l'inchiesta della magistratura che ha portato ad indagare per tortura 15 agenti della polizia penitenziaria di cui 4 sospesi dal servizio per quattro mesi. Dopo la visita del leader della Lega Matteo Salvini che ha incontrato soltanto gli agenti, è scoppiata la protesta di un gruppo di detenuti della media sicurezza.

Verso le 21 di giovedì hanno cominciato la battitura delle sbarre, hanno incendiato delle lenzuola, lanciato oggetti dalle finestre e danneggiato suppellettili all'interno delle celle. "La situazione è stata gestita con grande professionalità e responsabilità dal personale penitenziario che ha evitato conseguenze più gravi" riferisce in una nota il segretario generale del Sindacato polizia penitenziaria (Spp) Aldo Di Giacomo.

"Quanto accaduto è molto significativo del clima che si sta creando nelle carceri del Paese alimentato dalla destabilizzazione del sistema carcerario e dalla delegittimazione del personale penitenziario" prosegue Di Giacomo. Del resto aggiunge "spostare tutta l'attenzione mediatica sui presunti pestaggi di detenuti che sarebbero avvenuti nel carcere di San Gimignano è un'operazione che contiene il rischio di delegittimare tutto il personale di polizia penitenziaria degli istituti italiani che è già costretto a difendersi da mille attacchi dentro e fuori il carcere. Siamo dunque dalla parte degli agenti e prima di esprimere condanne pesanti e definitive attendiamo il procedimento giudiziario".

Il direttore del carcere, Giuseppe Renna, conferma che vi sia stata una protesta dopo la partenza di Salvini (il senatore leghista ha invitato la magistratura a mostrare il video delle presunte torture e si è schierato con le guardie), ma spiega che i detenuti non hanno messo in relazione la loro protesta con la visita del leader leghista. "Quel video io l'ho visto - spiega l'avvocato Sergio Delli, difensore di un poliziotto - ma non mostra nemmeno uno schiaffo".