di Pino Di Blasio
La Nazione, 27 settembre 2019
Intanto il Dap rimanda a Firenze l'ex provveditore regionale Fullone. Non si parla più dell'inchiesta per tortura. Quelle 500 pagine di intercettazioni, verbali e lettere sui pestaggi brutali all'interno del carcere di Ranza a San Gimignano, restano confinate sullo sfondo, sommerse da un diluvio di dichiarazioni dei sindacati della Polizia penitenziaria, dei vertici del Dap e di altri politici. Dopo lo sdegno dei primi giorni, è arrivata la risacca della difesa dei 15 agenti di Polizia penitenziaria indagati per tortura, lesioni, minacce e falso ideologico, anche se ognuno con accuse e responsabilità diverse.
Oggi sarà il giorno dell'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini: è atteso alle 15 davanti al carcere di Ranza, accompagnato dai parlamentari toscani della Lega, con la senatrice Tiziana Nisini in testa e il commissario facente funzioni Riccardo Galligani. Toccherà a Salvini dare la ribalta nazionale alle denunce dei giorni scorsi su un penitenziario di Ranza fatiscente, con un sovraffollamento di detenuti e con spazi angusti e inadeguati per tentativi di rieducazione. Cifre già snocciolate da tutti gli intervenuti, a partire dal garante nazionale Palma.
Contro la visita di Salvini si sono scagliati gli esponenti del Pd. Prima la segretaria toscana e parlamentare europea Simona Bonafè: "Anche stavolta Salvini approfitta di una delicata inchiesta per ritagliarsi un momento di visibilità in Toscana. Noi invece, nel respingere qualsiasi strumentalizzazione, non cambiamo le nostre posizioni. Per quanto ci riguarda sta alla magistratura fare chiarezza sui fatti di San Gimignano".
Rincara la dose l'onorevole del Pd, Susanna Cenni sul tempismo della visita: "Faccio molta fatica a capire come può oggi intervenire chi sino a un mese fa aveva strumenti, risorse, ruolo e poteri per intervenire su Ranza visto che si occupava di tutto, e non ha alzato un dito ne speso mezza parola".
Per le risposte dell'ex ministro basterà attendere oggi il suo arrivo a San Gimignano. Potrebbero esserci anche alcuni degli agenti di Polizia penitenziaria indagati, e dei quattro sospesi dal servizio.
Visto che non si parla dell'inchiesta, in attesa delle decisioni del gip Buccino Grimaldi e di altri stralci delle 500 pagine dell'ordinanza della procura, almeno il caso delle torture in carcere è servito per tappare dei buchi cronici ai vertici dell'amministrazione penitenziaria. Così, dopo l'arrivo del direttore a mezzo servizio del carcere, Giuseppe Renna, che farà la spola con Arezzo dal primo ottobre, e l'inizio del servizio del commissario Giardina, 38 anni, nuovo comandante degli agenti di polizia penitenziaria, si copre anche il buco del provveditore regionale di Toscana e Umbria del Dap.
E anche per questa poltrona, che si è scoperto fosse vuota dal sito del Dap regionale, si è pensato a una soluzione tampone. Dopo essere stato provveditore dal 2017 fino a primavera inoltrata, nominato dall'ex ministro Orlando, Antonio Fullone era diventato il provveditore in Campania da quest'estate. Siccome il Dap soffre di carenze croniche, è stato deciso che dovrà occuparsi, a mezzo servizio, anche di Toscana e Umbria, da Sollicciano a Capanne di Perugia. E ovviamente anche di Ranza.










