di Antonella Mollica
Corriere Fiorentino, 16 aprile 2022
L’inchiesta che ha travolto il carcere di San Gimignano inizia da una lettera recapitata ad un’associazione che si occupa di diritti dei detenuti in cui si raccontano le violenze da parte di un gruppo di agenti penitenziari nei confronti di un detenuto tunisino di 33 anni, in cella per spaccio: “Alle 15.20 dell’11 ottobre 2018 arriva nella sezione isolamento una squadriglia. Oltre venti agenti, compresi due ispettori, ci fanno assistere a un pestaggio nei confronti di un extracomunitario colpito con calci e pugni”.
Parte così l’inchiesta della Procura di Siena che ipotizza il reato di tortura, introdotto nel nostro Paese, con la legge 110 del 2017. Le telecamere di sorveglianza del carcere riprendono alcune scene della violenza. Un filmato di quattro minuti diventa il principale atto di accusa. Sotto indagine finiscono 15 agenti. Nel novembre 2020 c’è stato il rinvio a giudizio per cinque agenti ed è tuttora in corso il processo a Siena, l’udienza con ogni probabilità non arriverà prima di un anno.
Nel febbraio 2021 è arrivata invece la condanna con il rito abbreviato di dieci agenti (con pene dai 2 anni e 3 mesi ai 2 anni e 8 mesi) che non avrebbero partecipato materialmente al pestaggio ma sarebbero stati considerati dal giudice “complici” delle violenze. La sentenza è stata impugnata dai difensori degli agenti ma il processo di Appello non è stato ancora fissato. Probabile che si attenda l’esito del processo di primo grado del procedimento principale. La decisione del giudice di riconoscere per la prima volta la tortura come reato autonomo e non come aggravante è stata accolta da più parti come “storica”. Di diverso avviso l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini che fin dai primi momenti ha espresso solidarietà agli agenti.
“Solo sentire accostare questi padri di famiglia al termine tortura mi fa arrabbiare” aveva detto nel marzo 2021 durante una visita al penitenziario di San Gimignano. Il gup di Siena ha poi condannato a 4 mesi anche il medico dell’istituto, accusato di rifiuto di atti d’ufficio perché si sarebbe rifiutato di visitare e refertare il tunisino. Gli agenti sono stati tutti sospesi dall’amministrazione penitenziaria nell’agosto 2021 con grande polemica da parte dei sindacati che rivendicavano il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.











